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Il Pattern di attaccamento di tipo "disorganizzato-disorientato" nel bambino e nell’adulto



Il Pattern di attaccamento di tipo "disorganizzato-disorientato" nel bambino e nell'adulto
Giacomo Mereu

Il presente lavoro è stato pubbliccato sulla rivista AREE. Periodico dell'associazione Età Evolutiva della regione Sardegna al N.26 del nucleo monotematico la mediazione familiare, 2" parte, nel 1995.

PREMESSA TEORICO-METODOLOGICA

La teoria dell'attaccamento descritta da John Bowlby nella sua ormai classica trilogia1 viene considerata un nuovo modello psicopatologico da un numero sempre maggiore di clinici appartenenti a dif¬ferenti scuole di psicoterapia. Questo crescen¬te interesse è in gran parte dovuto ai risultati altamente significativi ottenuti dai lavori spe¬rimentali basati sulle metodiche per la valuta¬zione del comportamento di attaccamento dalla prima infanzia fino all'età adulta(2). Questi risultati sono considerati significativi da quei ricercatori che considerano valida la metodo¬logia di tipo scientifico. Nel dibattito attuale interno alla filosofia della scienza, Ernst Mayr individua tre principali atteggiamenti episte-
Con il termine pattern di attaccamento si intende un
modello di organizzazione della personalità,
individuabile già all'età di 12 mesi ed, in seguito,
attraverso l'intero ciclo vitale fino all'età adulta.
In questo testo ci si riferirà soprattutto al modello
proposto da Mary Main per descrivere gli stati mentali
relativi all'attaccamento nel bambino e nell'adulto
mologici a cui i differenti ricercatori possono aderire(3). Mayr distingue i nominalisti, gli essenzialisti ed i realisti. Per i nominalisti che Mayr definisce "pheneticists", ogni sistema di classificazione è arbitrario e convenzionale. In psicoterapia e psichiatria corrispondono ai costruttivisti radicali, altrimenti identificati come narrativisti o ermeneutici. Per gli essenzialisti o "cladists" le differenze nella forma del comportamento rispecchiano altrettante strutture biologiche ad esse sottese; questa ipotesi è condivisa dai sostenitori della Psi¬chiatria Biologica altrimenti definiti come "neokrepeliniani". I realisti adottano invece una logica interazionista per cui. dalle forme del comportamento, risalgono a particolari

storie di esperienza. Per i realisti i comporta¬menti specifici non sono importanti se non per il fatto che rivelano il modo in cui diffe¬renti storie di esperienze individuali agiscono nel foggiare processi di rappresentazione e di comportamento. Sono pertanto identificati come "rappresentazionisti". John Bowlby, ade¬rendo alla epistemologia evoluzionistica, sostiene che «... quando, cerchiamo di com¬prendere i principi generali che spiegano lo sviluppo e la psicopatologia, cosa necessaria per capire quale tipo di cure fornite ai bambini tendono a produrre un certo tipo di persona¬lità, noi adottiamo i criteri delle scienze natu¬rali e abbiamo a che fare con probabilità stati¬stiche. Quando invece cerchiamo di capire i problemi personali di un individuo e quali eventi possono aver contribuito allo sviluppo di tali problemi, noi allora adottiamo i criteri delle scienze storiche. Entrambi gli approcci contribuiscono alla nostra comprensione»(4). La teoria dell'attaccamento nella sua complessità è in grado di far convivere epistemologie dif¬ferenti. Nel lavoro clinico, ad esempio, sono più evidenti gli aspetti costruttivi delle rap¬presentazioni mentali individuali e, comun¬que, una posizione di tipo narrativo è più fun¬zionale al contesto terapeutico. Viceversa per un ricercatore che valuta i differenti pattern di organizzazione del comportamento di attacca¬mento in un campione di popolazione, è fon¬damentale individuare le somiglianze nel com¬portamento tra individui diversi per poter identificare quelle categorie comportamentali che gli permettono una corretta classificazione secondo i criteri stabiliti dalla comunità scien¬tifica che studia l'attaccamento.
LA STRANGE SITUATION
La "Strange Situation" è stata la prima metodica standardizzata per la valutazione dei dif¬ferenti patterns di attaccamento nei bambini di 1 anno di età’(5). In quanto tale, ha promosso numerosi studi longitudinali che hanno porta¬to a formalizzare adeguati strumenti di valuta

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zione che consentono di monitorizzare il com¬portamento di attaccamento attraverso l'intero ciclo di vita.(6). Ultimamente l'uso congiunto della "Strange Situation" e della "Adult Attachment Interview" (A.A.I.)(7), ha consentito lo studio controllato della trasmissione transge¬nerazionale dei patterns di attaccamento dai genitori ai figli (8).
Con il termine pattern di attaccamento si intende un modello di organizzazione della personalità, individuabile già all'età di 12 mesi ed in seguito attraverso l'intero ciclo vitale, fino all'età adulta. In questo testo ci si riferirà soprattutto al modello proposto da Mary Main per descrivere gli stati mentali rela¬tivi all'attaccamento nel bambino e nell'adul¬to.
Mary Salter Ainsworth negli anni sessanta indi¬viduò, prima in Uganda(9,10) e poi a Baltimora (11), i tre principali modelli di organizzazione del comportamento di attaccamento: l'attaccamen¬to "sicuro" o tipo "B"; l'attaccamento "ansioso-evitante" o tipo "A" e l'attaccamento "ansioso-resistente" o di tipo "C". Nel 1969 Ainsworth e Witting (12) hanno ideato la metodi¬ca Strange Situation e nel 1978 è stato forma¬lizzato da Ainsworth e altri autori (5) il sistema per la valutazione del comportamento di attac¬camento nei bambini di 1 anno di età. Fino all'inizio degli anni ottanta si riteneva che il comportamento di attaccamento di tutti i bam¬bini piccoli, sottoposti ad una Strange Situa¬tion. si manifestasse universalmente secondo uno di questi tre modelli comportamentali. La Strange Situation consiste nell'osservare il comportamento dei bambini esposti a due brevi separazioni e ricongiungimenti con il genitore, in una" situazione di laboratorio controllata. I bambini "sicuri" manifestano disagio per l'allon¬tanamento del genitore, lo salutano prontamen¬te al suo ritorno e si calmano in uno o due minuti prima di poter riprendere ad esplorare i giocattoli di cui è fornito il laboratorio. I bam¬bini che presentano un comportamento di attac¬camento di tipo "ansioso-evitante" manifestano poco o nessun disagio per l'uscita del genitore dalla stanza e al suo rientro lo ignorano, conti¬nuando a giocare apparentemente indisturbati. I bambini con un comportamento di attaccamen¬to di tipo "ansioso-resistente" risentono forte¬mente per la separazione, cercano il contatto con il genitore non appena egli rientra, ma non riescono a tranquillizzarsi se non dopo molto tempo e manifestano, inoltre, un caratteristico intenso comportamento di resistenza e ambiva¬lenza nei confronti dello stesso genitore. Secondo i criteri della teoria dell'attaccamento

questi modelli comportamentali, evidenziabili tramite una Strange Situation all'età di 1 anno, riflettono la storia di interazione che quel bambino ha avuto con quel genitore e predicono importanti differenze nello sviluppo successivo della personalità. Nel 1981 Egeland & Sroufe (13) e Main & Weston (14) e, in seguito, nel 1982 Gaensbauer & Harmon (15), nel 1985 Crittenden (16), Spieker & Booth (17), Radke-Yarrows e altri (18) riportarono difficoltà nel classificare alcuni bambini con il sistema di Ainsworth. Soprattutto venne evi¬denziata una notevole dissonanza tra la storia di interazione madre-bambino e la classifica¬zione della reazione alla Strange Situation di un numero crescente di bambini. Inoltre gli studi su campioni di famiglie maltrattanti compiuti da Alan Sroufe a Minneapolis, evi¬denziò come il 33% di bambini di madri certamente maltrattanti o trascuranti furono classi¬ficati "sicuri" tramite la Strange Situation. Poiché il presupposto della teoria dell'attacca¬mento prevede che un attaccamento "sicuro" si manifesti in una Strange Situation soltanto in quelle diadi in cui vi sia stato un accudi¬mento responsivo e attento da parte del geni¬tore attraverso l'intero primo anno di vita, questi dati misero in discussione la validità stessa del sistema di classificazione della Ain¬sworth. Se dei bambini sicuramente maltratta¬ti o trascurati si comportavano alla Strange Situation esattamente come i bambini consi¬derati sicuri, allora il sistema di classificazione aveva dei seri limiti nel rappresentare la storia interattiva di un determinato bambino. Si iniziò pertanto a studiare più attentamente quei bambini maltrattati. Soprattutto nei primi momenti del ricongiungimento con il genitore, furono individuati dei comportamenti che ini¬zialmente furono definiti apatetici, letargici o depressivi. Patricia Crittenden (19) studiando cam¬pioni di famiglie maltrattanti individuò il pat¬tern "A/C"". Questi bambini manifestavano durante la medesima Strange Situation sia comportamenti di tipo "evitante" che di tipo "resistente". La Main definì questa configura¬zione "unclassified" o tipo "U" in quanto que¬sti bambini non potevano essere classificati con nessuna delle categorie descritte dalla Ainsworth. La Crittenden evidenziò come que¬sto modello comportamentale fosse significati¬vamente più presente nei bambini maltrattati. Si evidenziarono molti altri comportamenti di tipo "ansioso" che non potevano tuttavia essere classificati secondo il sistema "A/C" della Crittenden e tantomeno con il sistema "ABC" della Ainsworth.

Sroufe e Egeland iniziarono a descrivere il modello “ D “ (13). Questi autori evidenziarono che i bambini che non potevano essere classificati secondo il sistema A-B-C di Ainsworth, prove¬nivano sia da famiglie ad alto rischio che a basso rischio. Molti di questi bambini, nono¬stante possano comportarsi in modo apparen¬temente "sicuro", presentano tuttavia dei trat¬ti comportamentali, anche minimi, per cui li si deve classificare "non sicuri". Si rese pertanto necessario rivedere il sistema classificatorio di Ainsworth. Main e Solomon (20) riesaminarono tutti quei casi che non potevano essere classificati secondo il sistema della Ainsworth, arrivando così ad individuare e descrivere il pattern di tipo "disorganizzato/disorientato" o di tipo "D". Ciò che accomuna questi bambini sono diffe¬renti comportamenti considerati strani, bizzar¬ri o conflittuali in presenza del genitore. Que¬sti comportamenti furono classificati secondo i parametri adoperati dagli etologi per descri¬vere i comportamenti conflittuali degli anima¬li, descritti da Hinde nel 1970 (21). Il tema più comune tra i comportamenti osservati, fu quello della "disorganizzazione", cioè l'eviden¬za di una contraddizione in quel che si ritiene una intenzione o un piano. Anche il termine "disorientato" fu utile per descrivere certi comportamenti che. se non evidentemente disorganizzati, indicavano nondimeno una mancanza di orientamento nell'ambiente. Non fu possibile individuare un elenco esaustivo dei comportamenti "disorganizzati", ma furono individuate sette modalità principali di disor¬ganizzazione del comportamento di attacca¬mento, osservabili durante una Strange Situation in un bambino di 1 anno di età:
1) manifestazione sequenziale di pattern con¬traddittori: ad esempio un bambino si avvicina al genitore con le braccia sollevate, piangendo forte per essere preso in braccio, ma all'im¬provviso cambia direzione e si sdraia sul pavi¬mento o con la faccia contro il muro, rimane immobile a lungo con una espressione triste;
2) manifestazione contemporanea di pattern contraddittori: il bambino si avvicina al genitore nel momento del ricongiungimento, percorrendo un percorso obliquo che lo allontana dal genito¬re oppure con la testa girata dall'altra parte;
3) movimenti non diretti, mal diretti o incom¬pleti: il bambino si avvicina al genitore fino alla porta, ma poi va oltre uscendo dalla stan¬za o spingendo lontano il genitore;
4) stereotipie, movimenti asimmetrici, movi¬menti asincroni e posizioni anomale: il bambi¬no cammina in modo asimmetrico; ha espres-

sioni del viso asimmetriche; ha stereotipie con le mani nel modo in cui si tocca i capelli o i vestiti; oppure rimane prono, con il viso sul pavimento ecc;
5) movimenti rallentati e congelati per più di 30 secondi soprattutto nei momenti del ricon¬giungimento con il genitore;
6) indici diretti di paura rispetto al genitore: il bambino indietreggia spaventato non appe¬na il genitore rientra;
7) indici diretti di disorganizzazione e diso¬rientamento: non appena il genitore rientra il bambino si avvicina all'estraneo con le braccia sollevate.
Questi sono solo alcuni dei comportamenti descritti da Main e Solomon (20). La manifesta¬zione di questi comportamenti, sufficiente per porre la diagnosi "D", può essere molto breve e durare anche solo 10 secondi. La diagnosi "D" va sempre accompagnata da una sottodia¬gnosi del tipo "A", "B" o "C" a cui il bambino esaminato è più simile. Sono stati individuati numerosi bambini che nonostante sembrassero fondamentalmente "sicuri" manifestavano tratti comportamentali di tipo "D" anche per pochi secondi nei momenti del ricongiungi¬mento con il genitore. Su tale evidenza si è diagnosticato uno stato "D".
LE RADICI DEL PATTERN DI ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO-DISORIENTATO Gli studi di Carlson e altri del 1989 (22) e di Lyons-Ruth del 1991 (23) hanno evidenziato che i comportamenti di tipo "D" durante una Stran¬ge Situation indicano una esperienza trauma¬tica che coinvolge il genitore. Hesse e Main (24) riferiscono che un pattern di attaccamento di tipo "disorganizzato/disorien¬tato" si evidenzia nell'80% dei bambini di famiglie maltrattanti. Nei campioni di popola¬zione a basso rischio, questa incidenza si abbassa sino al 15%.
Nelle popolazioni a basso rischio il comporta¬mento infantile di tipo "D" è stato ripetuta¬mente associato con la mancata risoluzione di esperienze traumatiche nei genitori. I traumi non risolti in genitori non maltrattanti sono pertanto considerati come un fattore di rischio per lo sviluppo di problematiche di tipo ansioso nei loro bambini. Così come il comportamento dei genitori maltrattanti spaventa i bambini, allo stesso modo un comportamento spaventato che si origina nel genitore da una fonte interna, in seguito alla non risoluzione di precedenti esperienze traumatiche, può mettere i figli in una situazione paradossale di per sé disorganizzante. Il sistema compor

tamentale dell'attaccamento svolge la funzio¬ne di favorire la sopravvivenza tramite il man¬tenimento della vicinanza con la figura di attaccamento. Questo sistema non può svilup¬parsi adeguatamente quando la figura di attaccamento diviene di per sé fonte di paura. Si crea in tal modo una situazione paradossale di approccio/evitamento scatenata da un genitore spaventato/spaventante. Questa situazione mette in crisi il normale funziona¬mento del sistema e diventano evidenti i com¬portamenti disorganizzati/disorientati. Un bambino che interagisca con una figura di attaccamento che sporadicamente sia spaven¬tata, non sarà in grado di identificare la fonte di tale paura del genitore. Questo bambino potrebbe pensare di essere egli stesso la fonte della paura del genitore e sviluppare un'idea di sé come cattivo e pericoloso, idea che è alla base dello sviluppo di stati d'ansia e fobie. Un genitore che stia ancora reagendo con emozio¬ni penose correlate ad un trauma non risolto, può sporadicamente sembrare spaventato, mentre sta accudendo il proprio bambino, in risposta a pensieri, eventi o oggetti dell'am¬biente che possono essere associati con le esperienze traumatiche non risolte. Il lutto non risolto per una persona significati¬va è l'evento che più spesso si può evidenziare nel genitore, tramite una Adult Attachment Interview, in associazione con il pattern "D" nel suo bambino. Una madre che perda un pro¬prio genitore o un'altra persona cara durante la gravidanza o nell'anno precedente andrebbe considerata a rischio per lo sviluppo di un attaccamento di tipo "D" con il suo bambino. E' stato evidenziato, inoltre, che un lutto non risolto nella prima infanzia di un individuo può essere correlato con attaccamento di tipo "D" nei figli di questa stessa persona, pertanto a distanza di molti anni dal lutto. In una madre di un bambino gravemente disor¬ganizzato, il lutto non risolto, evidenziato tra¬mite la A.A.I., risaliva alla morte del padre avvenuta quando lei aveva quattro anni. Questa donna, da bambina, aveva assistito alla morte del padre, avvenuta per emorragia gastrica. Del fatto aveva sempre conservato un vivido ricordo episodico, come una fotografia che compariva per un attimo, in cui rivedeva il padre coricato nel suo letto con le lenzuola e molti asciugama¬ni intrisi di sangue e. soprattutto, un secchio pieno di sangue. Questa donna da sempre dovette gestire questa immagine e mai ne parlò con nessuno prima di metterla a fuoco con la A.A.I. che le fu da me somministrata, quando il suo bambino aveva 1 anno di età. in occasione

di un lavoro denominato "Progetto per la pre¬venzione delle fobie scolari”(25). Durante la tera¬pia intrapresa, ha poi ricordato che tra i suoi 4 e 6 anni, prima che avesse l'età per andare a scuola, molte volte restava sola a casa e, terro¬rizzata da questa ed altre immagini del padre morente o morto, sì rannicchiava in un angolo incapace di muoversi, aspettando che tornasse qualcuno. Emozioni e fantasie simili si ripresen¬tarono in lei intensamente quando il figlio aveva tre mesi di età, in occasione di un allon¬tanamento del marito da casa per motivi di lavoro, per un periodo di alcuni mesi. In certi momenti il comportamento del genito¬re può diventare spaventante per il bambino. Questo fatto pone il bambino in una situazione conflittuale, non molto diversa da quella creata da un genitore apertamente maltrattante. Lo studio delle interazioni intime ha permesso di evidenziare che i genitori dei bambini "D" di famiglie a basso rischio, cioè non maltrattanti, ogni tanto si discostano dal loro bambino, come se fossero spaventati per qualcosa, assu¬mendo una espressione del viso assente e soprappensiero, quasi fossero in uno stato di trance. Ovviamente questi genitori non sono maltrattanti ed il più delle volte sono sensibili e responsivi verso i loro bambini. Tuttavia quando un genitore reagisce con paura ai pro¬pri ricordi traumatici o ad oggetti dell'ambien¬te associati ad una persona cara per la quale non si sia risolto il lutto, rivive emozioni peno¬se. I traumi non risolti rimangono a lungo immodificati nella memoria di un individuo, spesso fuori dal pensiero conscio, ma quando emergono mettono tale persona in uno stato simile alla trance ipnotica. In quei momenti, oltre ai ricordi traumatici, un individuo rivive di solito le stesse emozioni penose vissute all'epoca del trauma. Cito ad esempio un com¬mento di un'altra madre in cui si evidenziò un lutto non risolto per il suicidio del fratello. Esaminando il proprio vissuto durante l'intera¬zione con il suo bambino riferì: «...mentre sto giocando tranquilla con mio figlio, all'improv¬viso mi vengono pensieri terribili del tipo che lui morirà di qualche brutta malattia o ripenso a mio fratello morto. In quei momenti mio figlio mi fa pena. Poi penso che lui si accorge di questi miei stati e mi sento colpevole e mi deprimo anche perché mi accorgo che in quei momenti distolgo lo sguardo da lui»(26). Un bam¬bino piccolo che si trovi ad interagire con un genitore sofferente di una simile sintomatolo¬gia, non sarà in grado di identificare la fonte della paura del suo genitore e potrà pertanto sviluppare nel tempo una serie di ipotesi e di

modelli operativi interni riguardanti il sé e la sua figura di attaccamento. E' plausibile che un bambino di qualche mese di età reagisca con comportamenti di tipo disorganizzato. Tali comportamenti si accompagnano a sentimenti di frustrazione, paura e rabbia. Solo in certe diadi, caratterizzate da un comportamento di attaccamento di tipo sicuro, dopo i momenti di disorganizzazione possono succedere compor¬tamenti di accudimento da parte del genitore con conseguente appagamento del disagio del bambino.
Più problematiche e più frequenti sono tutta¬via le situazioni in cui un comportamento di tipo "disorganizzato" si innesta in una perso¬nalità maggiormente a rischio, quali sono le altre forme di attaccamento ansioso. Il siste¬ma comportamentale dell'attaccamento è alta¬mente sensibile a tutte le situazioni di perico¬lo ed è intimamente correlato ai sentimenti di paura. E' pertanto attivato da qualsiasi situa¬zione spaventante.
Il mantenimento della vicinanza con la figura di attaccamento è la modalità principale per il mantenimento della sopravvivenza. Quésto sistema non potrà funzionare normalmente quando la figura di attaccamento diviene la fonte della paura. Main (27) suggerisce che cia¬scuno dei tre patterns di attaccamento descritti dalla Ainsworth. tipi "A", "B" e "C". si possa considerare "organizzato". Gli indivi¬dui tipo "A" o evitanti mantengono tale orga¬nizzazione, minimizzando il comportamento di attaccamento, mentre i "C" lo massimizzano, rimanendo costantemente preoccupati rispetto alla propria figura di attaccamento. Tale "organizzazione" viene meno quando la fonte della paura diviene la stessa figura di attacca¬mento. Tale condizione è troppo allarmante e mette in confusione le modalità di organizza¬zione del comportamento di attaccamento del bambino. In tale caso la strategia di distoglie¬re l'attenzione, tipica dei bambini "A", viene meno e cosi pure quella dei "C", che normal¬mente si concentrano enormemente sulla pro¬pria figura di attaccamento. Quando il bambi¬no è spaventato si attiva in lui il comporta¬mento di ricerca del contatto con la figura di attaccamento. Nella situazione in cui la paura viene dalla stessa figura di attaccamento que¬sto pone il bambino m un paradosso irrisolvi¬bile, per cui non può avvicinarsi (strategia del "B" e del "C") né può ignorarla (strategia "A"). In tali condizioni sono attivate contempora¬neamente due esigenze incompatibili e si può manifestare un crollo dei comportamenti attentivi. Main suggerisce che questo collas-

so delle capacità attentive è quello che si può osservare durante una Strange Situation nei bambini disorganizzati/disorientati. Secondo Zeanah e Emde (28) il pattern "D" è con¬siderato più a rischio degli altri patterns per lo sviluppo di una psicopatologia nell'età succes¬siva. Wartner e altri (29), attraverso uno studio longitudinale sullo sviluppo dei patterns di attaccamento da 1 a 6 anni, sulla base di dif¬ferenti valutazioni compiute all'età di 6 anni quali i disegni della famiglia e il Separation Anxiety Test (S.A.T.). hanno evidenziato come anche i bambini disorganizzati/sicuri debbano essere considerati ansiosi. Spangler e Gros-sman (30) hanno evidenziato nei bambini "D" maggiori reazioni neurovegetative durante gli episodi di separazione della Strange Situation rispetto ai bambini "A" e "B". Si è riscontrata una maggiore variazione della frequenza del ritmo cardiaco e un aumento maggiore del cortisolo 15, 30 minuti dopo la Strange Situa¬tion. La maggior parte dei bambini "D" di tali studi furono classificati come diagnosi alter¬nativa di tipo "B". Hertsgaard e altri (31) hanno evidenziato maggiori concentrazioni di cortisolo nella saliva dei bambini classificati di tipo "disorganizzato/disorientato" alla Strange Situation confrontandoli con i bambini classificati con gli altri pattern di attaccamento. Secondo tali autori una organizzazione del comportamento di attaccamento secondo i pattern di tipo "A", "B" e "C" è un fattore di protezione rispetto alla reattività individuale agli eventi stressanti.
Patricia Crittenden, nel suo lavoro con le famiglie problematiche, ha classificato molti di quei comportamenti che nel sistema di Main e Solomon (20) sono considerati di tipo "D". come degli ulteriori sottotipi dei patterns ansiosi "A" e "C". Ad esempio, la Crittenden identifica il comportamento di "finta timidezza", che considera come una emozione primaria presente in tutti i bambini, tramite la manifestazione di una serie di comportamenti che viceversa, secondo il sistema di classificazione di Main e Solomon, sono considerati di tipo "D". Si cita dalla Crittenden «... morfologicamente la finta timidezza include sguardi furtivi obliqui, l'apertura della bocca, ma con i denti coperti dalle labbra, (...) l'alzata delle spalle Spesso il comportamento timido include comportamenti autostimolanti morbidi, per esempio giocherellare con i capelli, mettersi le ditta in bocca...» (32). E' importante sottolineare che secondo i criteri di classificazione di Main e Solomon. comportamenti simili, qualora manifestino quando il sistema comportamen

tale di attaccamento sia attivato ad alta intensità, come ad esempio durante i momenti di ricongiungimento in una Strange Situation in bambini tra i 12 ed i 15 mesi di età, con¬sentono di porre la diagnosi di pattern "D". Inoltre la Crittenden contrappone al concetto di "disorganizzazione “ quello di "riorganizza¬zione". In tal modo il suo sistema classificato¬rio diventa incompatibile o per lo meno diffi¬cilmente sovrapponibile a quello proposto da Main e Solomon. La mia opinione è che tale divergenza si sia originata in quanto la Crit¬tenden, operando in un contesto clinico, ha favorito delle modificazioni nel comportamen¬to infantile che poi ha puntualmente descritto come dei positivi miglioramenti. In un bambino che io stesso ho seguito si è evidenziato un comportamento analogo. Que¬sto bambino fu classificato alla Strange Situa¬tion. all'età di 1 anno, come "disorganizzato-evitante". La madre iniziò una terapia solo dopo tre anni dalla data della Strange Situa¬tion. Riesaminato all'età di 6 anni, alla fine del progetto, ho potuto evidenziare nel pat¬tern di attaccamento di questo bambino dei comportamenti molto simili a quelli che la Crittenden definisce di "riorganizzazione". In seguito alla terapia, la madre effettivamente modificò le sue modalità di accudimento e, reciprocamente, il suo bambino ha modificato il proprio comportamento. Mentre all'età di 1 anno e fino all'inizio della terapia questo bam¬bino era estremamente evitante, all'età di 6 anni, nonostante si potesse notare una inizia¬le tendenza all'evitamento, questo comporta¬mento lasciava il posto ad un comportamento di ricerca del contatto. Inizialmente avevo considerato questo auspicabile cambiamento come una "disorganizzazione del comporta¬mento di attaccamento evitante" e cercai di definirlo col termine "disorganizzazione inver¬sa". Ora ritengo, invece, che il concetto di "riorganizzazione" proposto dalla Crittenden sia molto più appropriato nel descrivere i cam¬biamenti positivi verso una relazione più sicu¬ra. Ben differenti sono tuttavia i comporta¬menti di tipo "disorganizzato/disorientato" descritti dalla Main. Questi due concetti pos¬sono pertanto convivere senza autoescludersi.
FATTORI PREDITTIVI DEL PATTERN DISORGA¬NIZZATO-DISORIENTATO
Lo studio del comportamento di attaccamento dei genitori si valuta con la Adult Attachment Interview (A.A.I.)». Si tratta di una intervista semistrutturata che dura 1 ora, in cui si chiede al genitore di descrivere e commentare le pro¬prie esperienze infantili di attaccamento. I

testi delle interviste audio o videoregistrati vengono poi trascritti integralmente e valutati con differenti scale tra cui la coerenza del discorso, l'idealizzazione verso ciascun genito¬re, l'incapacità di ricordare, la passività del discorso e altri indici di invischiamento. Le interviste si classificano secondo le 4 categorie dell'attaccamento individuate nell'infanzia: "dismissing of attachment" cioè svalutanti l'at¬taccamento, in tal modo è definita la persona¬lità dei genitori dei bambini evitanti o tipo "A"; "entangled" o invischiati sono, invece, i genitori dei bambini ambivalenti/resistenti o tipo "C"; "free" o liberi sono definiti, invece, i genitori dei bambini con un attaccamento sicuro; "non risolti" per lutti e traumi sono invece considerati i genitori che hanno figli con un attaccamento di tipo "D". Per rimanere alla descrizione di quest'ultima categoria, alcu¬ni indici di non risoluzione di un trauma da ricercare nel testo della A.A.I. sono, ad esem¬pio, dei lapsus relativi alla descrizione della persona deceduta, tali per cui si può ipotizzare che in certi momenti l'intervistato consideri o pensi al defunto come se fosse ancora in vita. Un esempio è parlare di interazioni avute con lui usando il tempo presente. Oppure improvvi¬si cambiamenti d'argomento seguiti da lunghi silenzi durante i quali è chiaro che l'intervista¬to è confuso e disorientato: ad esempio quan¬do l'intervistato interrompe a metà una frase senza terminarla e dopo un minuto di silenzio riprende il discorso su un argomento completa¬mente diverso; oppure descrive il momento della perdita dedicando una attenzione esage¬rata ai dettagli o particolari dell'ambiente; oppure riporta l'epoca della morte della perso¬na cara ad un periodo di tempo enormemente differente dalla data reale; o ancora afferma¬zioni contrastanti, in momenti differenti del¬l'intervista, rispetto alla stessa perdita, come sostenere di essere stati assenti e in seguito presenti in casa al momento del decesso. Nel primo studio di Main e Messe 11 madri su 12 (91%) che furono classificate "U" (unresol-ved) alla A.A.I. avevano figli che 5 anni prima furono classificati "D" alla Strange Situation. Solo 3 madri su 19 (16%) non manifestarono alla A.A.I. alcun indice di non risoluzione del trauma pur avendo dei figli classificati "D" alla Strange Situation. Ainsworth & Eichberg (34) hanno replicato tale studio nel loro campione in Virginia e su 8 madri classificate "U" alla A.A.I. tutte avevano bambini classificati "D" alla Strange Situation.
La A.A.I. è stata somministrata in 4 studi pro¬spettici nella tarda gravidanza. Lo stato "U".

del genitore, rilevato con la A.A.I.. ha signifi¬cativamente predetto lo stato "D" nel bambino esaminato successivamente all'età di 1 anno di vita mediante la Strange Situation (35,36,37,38 ). Nancy Kaplan (39) e Nancy Kaplan & Mary Main (40) hanno evidenziato che i bambini classificati "D" all'età di 1 anno, manifestano a 6 anni delle risposte caratteristiche al Separation Anxiety Test41. Tale test, già modificato da Bowlby (42). è stato ulteriormente modificato da Nancy Kaplan in modo da renderlo compatibile con la classificazione di Ainsworth sui patterns di attaccamento (43). A differenza dei bam¬bini classificati con gli altri patterns, i bambi¬ni "D". in risposta a separazioni immaginarie, descrivevano situazioni catastrofiche oppure cadevano in silenzio facendo dei lunghi sospiri intermittenti o cadevano in uno stato simile alla trance ipnotica o rispondevano con frasi senza senso o contraddittorie. Ad esempio alla domanda: «Cosa potrebbe provare il bambino mostrato nel disegno per la separazione dai suoi genitori?» alcuni di questi bambini classi¬ficati "D" risposero che il loro genitore era stato ferito gravemente o ucciso. Un bambino descrisse il bambino della fotografia, che rap¬presenta la separazione di un bambino dai suoi genitori e che costituisce il reattivo del test, come spaventato in quanto il padre era morto, perché anche la madre era morta. Di fatto nella realtà entrambi i genitori di questo bambino erano vivi. Un altro bambino rac¬contò che il bambino della foto si sarebbe chiuso in soffitta e si sarebbe suicidato. Jacoben. Edelstein & Hofmann (44) riportano che lo stato "D" evidenziabile all'età di 7 anni tra¬miteli S.A.T. di Kaplan43», predice difficoltà nel ragionamento deduttivo all'età di 15 anni. Il lavoro sulla correlazione tra il pattern di attac¬camento all'età di 1 anno e il S.A.T. all'età di 6 anni, è stato ripetuto con successo in un cam¬pione di bambini di Berlino (Jacobsen e altri 1992 (45),- Steele e altri46 hanno evidenziato che racconti di violenza durante il S.A.T. a 6 anni, non erano solo correlati allo stato "D" del bam¬bino ad 1 anno, ma potevano essere predetti alla A.A.I. del genitore, classificato "U" prima della nascita dello stesso bambino. Main e Cas-sidy (47) riferiscono che bambini di 6 anni, classi¬ficati "D" ad 1 anno, dopo 1 ora di separazione dal genitore, manifestavano un comportamento di attaccamento invertito che fu definito "controllante". Alcuni erano controllanti in modo punitivo e dicevano frasi del tipo. «Siediti! Ti ho detto di sederti!», altri in modo oblativo accudivano il proprio genitore. Circa il 75% dei bambini classificati "D" all'età di 1 anno, furo-

no classificati "controllanti" all'età di 6 anni. Questi studi sono stati replicati da Wartner in Germania48 e da Jacobsen (45). Solomon e altri (49) hanno adoperato la categoria "D-controlling" all'età di 6 anni, per individua¬re bambini che erano stati classificati "D" all'età di 1 anno. I bambini del campione furo¬no esaminati tramite una separazione immagi¬naria tra una bambola-bambino che veniva separata dal genitore-bambola e lasciata sola a casa. Solo 1 dei 34 bambini "non controllanti" e tutti gli 8 bambini "D" caddero in silenzio e iniziarono a raccontare fantasie catastrofiche quando gli si chiese cosa la bambola-bambino avrebbe potuto fare durante la separazione. Gli autori attribuiscono a queste fantasie catastro¬fiche dei bambini "D" le caratteristiche degli incubi che una volta iniziati non possono esse¬re terminati. I genitori ed i figli in queste fan¬tasie vengono spesso uccisi. Questi bambini spesso reagiscono alle separazioni immaginarie con comportamenti anomali, disorganizzati e disorientati e assumono un'espressione depres¬sa. I bambini "D" manifestano evidenti segni di paura anche nei disegni della famiglia, ad esempio eliminando persone o parti del corpo
0 aggiungendo strane figure come scheletri40.
EFFETTI TRANSGENERAZI0NALI DEI PATTERNS
DI ATTACCAMENTO
Secondo Hesse & Main (24), quando il comportamento spaventato del genitore origina da pericoli evidenti, il comportamento "D" nei bambini non si sviluppa. I bambini guardano alle reazioni dei propri genitori o di altre persone di cui si fidano per valutare il grado e la natura di un pericolo. Il comportamento spaventato di un genitore che si origina dalla immediata percezione di un pericolo è, perciò, bei diverso dal comportamento che emerge da un trauma non risolto nel genitore. Un genitore. può essere spaventato per la malattia del suo bambino, ma anche in tal caso la fonte del pericolo è individuabile. Questi dati fanno ipotizzare che uno stato di consapevolezza di genitore rispetto ai propri vissuti possa disinnescare il meccanismo patogenetico descritto. Secondo Erik Hesse (24) il comportamento "D" sviluppa nei bambini sia per maltrattamenti diretti da parte del genitore, che come effetto di seconda generazione per un trauma non risolto nel genitore.
Main e Hesse (50) ritengono che il meccanismo per cui un lutto non risolto nel genitore possa trasmettersi nel comportamento di attaccamento del figlio, in assenza di maltrattamenti, dipenda da alcuni comportamenti del genitore
che possono manifestarsi ogni volta che un genitore esprime uno stato di allarme rispetto ad uno stimolo non evidente. Una ipotesi di tal genere permette di sostenere che, anche rispetto ad uno stato fobico e fobico-ossessivo del genitore, si possa innescare un simile pro¬cesso psicopatologico nel bambino accudito dal genitore sofferente.
Secondo Hesse ci sono almeno altre due con¬dizioni nel genitore traumatizzato che posso¬no ulteriormente confondere lo stato mentale di un bambino. Mentre alcuni genitori svilup¬pano la propensione a considerare il bambino come una fonte di sicurezza, altri, al contra¬rio, lo considerano come una fonte di disagio. Normalmente un genitore in una situazione allarmante si comporta in modo da proteggere il suo bambino. Un individuo spaventato o si allontana dalla fonte dell'allarme oppure cerca la vicinanza con una figura di attaccamento che sia rassicurante. Sia i genitori che i bambini hanno la propensione a cercare un porto sicuro se sono spaventati. Un genitore che sia episo¬dicamente spaventato e confuso da ricordi trau¬matici avrà probabilmente la propensione a cer¬care la vicinanza del bambino come fonte di rassicurazione. Alcuni studi sui processi di rap¬presentazione dei genitori, hanno evidenziato che le madri dei bambini controllanti si consi¬derano inaiutabili e considerano i loro bambini molto forti (51). Sebbene tale situazione non sia di per sé paradossale e disorganizzante, potrebbe tuttavia aumentare lo stato di confusione del bambino e fungere da precursore per l'inversio¬ne del ruolo genitoriale nell'attaccamento. In tali situazioni il genitore, sebbene possa essere non apertamente spaventante, potrebbe nondi¬meno comportarsi in modo timido, deferente o riverente verso il suo bambino. In altre situazioni, una risposta disorganizzata potrebbe essere correlata alla stessa infanzia del genitore. Col tempo le reazioni ai traumi precoci potrebbero venire associate e confuse con esperienze successive con il proprio bam¬bino. Una persona, ad esempio, potrebbe con¬servare la convinzione, mai riesaminata, di essere stato la causa della morte del proprio genitore tramite un pensièro aggressivo o distruttivo avuto qualche tempo prima della reale morte del genitore. Questa convinzione potrebbe sostenere ulteriori convinzioni simili; ad esempio, dal momento che i bambini hanno il potere di uccidere con i pensieri, il suo stes¬so bambino potrebbe avere il potere di uccide¬re il genitore. Pensieri simili a volte emergono in quei genitori quando i loro bambini rag¬giungono l'età che essi stessi avevano quando

il loro genitore morì. A volte le madri dei bam¬bini controllanti attribuiscono effettivamente dei poteri soprannaturali ai loro bambini o pensano che essi abbiano particolari collega¬menti con la persona deceduta. In simili circo¬stanze il genitore potrà pensare che la fonte del suo allarme risieda nel bambino. Situazioni simili possono certamente porre il bambino nella condizione di sviluppare differenti sup¬posizioni, ad esempio che la figura di attacca¬mento non sia per lui una base sicura in quan¬to è spaventante e incapace di consolarlo quando ne ha bisogno. Inoltre ricercare la vicinanza con la figura di attaccamento fa ulteriormente cadere questa aspettativa in quanto la figura di attaccamento si allontana di più. Non c'è scampo da una fonte di paura quando questa fonte è la persona stessa. Non vi è necessariamente una relazione logica tra ciò che rende le cose spaventanti e l'esperien¬za di paura di per se stessa. I bambini disorga¬nizzati possono sviluppare comportamenti, emozioni e pensieri difficilmente riconducibili al contesto ambientale di sviluppo. In alcuni casi, questi atteggiamenti possono avere una relazione molto generale con le esperienze avute con i genitori. Ad esempio le fantasie catastrofiche riscontrate nei bambini "D" non si accompagnano ad esperienze simili. Nella mia esperienza clinica ho riscontrato una certa tendenza da parte dei genitori di bambi¬ni "D" a fare minacce o dipingere scenari cata¬strofici ai loro bambini, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà o dopo aver superato situazioni fortemente conflittuali con i loro bambini difficili. In questo senso le fan¬tasie catastrofiche dei bambini "D" che emergono caratteristicamente quando sono esposti ad una situazione di abbandono, diventano molto simili alle fantasie manifestate dai loro genitori in momenti di difficoltà. Spesso i genitori raccontano scenari terribili che ovvia¬mente hanno l'intenzione di spaventare e punire un bambino che poco prima non ha obbedito a qualche loro richiesta. In genere le minacce/prediche di questi genitori possono avvenire in uno stato dissociato dalla normale consapevolezza. Tali genitori sono capaci di dimenticare simili comportamenti anche dopo qualche secondo. Più volte, in seduta, mi è capitato che un genitore abbia raccontato det¬tagliatamente episodi anche prolungati di estrema violenza verbale e/o fisica con il pro¬prio bambino e già dopo qualche secondo dall'aver riferito con estremo trasporto l'episodio, invitati a riflettere sull'accaduto da una inter¬punzione del terapeuta, cadevano dalle nuvole

asserendo di non aver mai detto niente di simile, evidenziando pertanto un verosimile stato dissociato della coscienza. Lo stato mentale di lutto non risolto è un con¬cetto utile anche per comprendere alcune situazioni psicopatologiche dell'adulto. Una donna di sessanta anni fu curata farmaco¬logicamente e con scarso giovamento per una forma di "depressione stagionale". Da oltre dieci anni, effettivamente, ogni primavera questa signora cadeva in uno stato depressivo e di prostrazione che perdurava per qualche mese. Durante tali periodi nessuno poteva chiederle alcunché, per evitarle maggiori sof¬ferenze. L'unica modalità comportamentale che manifestava era lo stare seduta in poltro¬na apparentemente inoperosa. Una analisi cognitivo-comportamentale del suo stato ha permesso di individuare uno stato di lutto non risolto per la morte di una sua bambina di tre mesi di età avvenuta venti anni prima. Tale diagnosi, confermata anche tramite una A.A.I., ha permesso di monitorizzare, in con¬comitanza con l'anniversario del lutto, il ripe¬tersi nelle sue fantasie di tutte le drammati¬che vicissitudini che avevano preceduto e accompagnato tale triste evento. Questa signora ogni primavera ossessivamente rivive¬va, prostrata, tutti gli episodi del lutto. Main e Hesse" descrivono lo stato mentale dei genitori affetti da "paura della perdita", che si ripercuote sui figli con un comportamento di attaccamento di tipo evitante". Questi genito¬ri sono spesso presi dalla paura che il proprio bambino possa morire per qualche incidente o malattia soprattutto in situazioni di separazio¬ne. Tali paure non devono essere riconducibili ad esperienze di perdita precedenti avute dal genitore, che altrimenti non potrebbe essere classificato in tal modo secondo i criteri della Adult Attachment Interview. Main e Hesse (24) ipotizzano che questi genitori possano aver avuto un genitore che abbia perso un figlio in passato e che, durante interazioni precoci con il figlio vivo, si sia ripetutamente spaventato o dissociato in condizioni che gli ricordavano tale perdita. Un genitore o un futuro genitore che abbia avuto simili trascorsi con il proprio genitore, potrebbe acquisire la paura pervasiva che un suo figlio potrebbe morire, anche senza aver mai perso alcun bambino e senza la con¬sapevolezza che un altro bambino nella sua famiglia d'origine sia effettivamente deceduto. Main e Hesse (24) riportano il caso di Lisa descritto da Liotti. Lisa è una madre con pro¬blemi dissociativi, stati simili alla trance che accompagnano la paura che il suo bambino

possa morire per l'ingestione di pezzetti di vetro. Fu informata in precedenza che le sue paure rappresentavano in realtà il desiderio inconscio che il suo bambino morisse. Riflet¬tendo in terapia su eventuali esperienze di tipo spaventato/spaventanti avute con i propri geni¬tori, ricordò ripetute esperienze avute fin da quando era bambina con la madre. La madre spesso le raccontava il modo in cui morì un suo fratellino. Durante una gita al mare il bambino cadde dalle braccia della madre con il viso sulla sabbia. Qualche giorno dopo questo piccolo incidente, il bambino mori per una broncopolmonite. La madre di Lisa ritenne che il bambino mori in seguito alla inalazione di sabbia e questo fu per sua stessa negligenza. Questi stati di trance associati alla paura che il suo bambino sarebbe potuto morire per l'in¬gestione di piccoli pezzi di vetro insorsero nella paziente poco tempo dopo che il suo bambino fu ricoverato in ospedale per una pol¬monite. Lisa non aveva mai associato in prece¬denza i racconti spaventati/spaventanti che le faceva la madre riguardo alla morte del suo primo figlio con i propri stati fobici. Main e Hesse riferiscono che Liotti sostiene che Lisa, spaventata dalla madre, potrebbe aver ascolta¬to questi racconti in uno stato "ipnoide" per cui le informazioni non vennero elaborate nor¬malmente e in seguito furono difficilmente rievocabili.
Secondo Hesse e Main (24) una psicopatologia simile potrebbe spiegare anche altre situazioni fobiche. La vulnerabilità a sviluppare un con¬cetto di sé come cattivo o pericoloso, aumenta quando un bambino ha ragione di ritenere se stesso come fonte di preoccupazione per il proprio genitore. Si è descritto il comporta¬mento di alcuni genitori che indietreggiano come spaventati quando il loro bambino gli si avvicina. In etologia si ritiene che un compor¬tamento di fuga da parte di un individuo funge da stimolo che provoca l'attacco o la caccia da parte di un secondo individuo. Per¬tanto, un genitore che manifesti paura o la tendenza a fuggire in risposta all'approccio del proprio bambino, potrebbe elicitare in lui risposte aggressive. Si sono osservati dei geni¬tori che allontanano velocemente la testa all'indietro, con una espressione di paura nel volto, in risposta a movimenti di esplorazione del loro bambino verso il proprio viso. Tali reazioni del genitore possono favorire nel bambino la tendenza ad attaccare. Uno schiaffo al viso del genitore che si manifesti in assenza di un contesto di ostilità e sia preceduto o accompagnato da una espressione

del viso del bambino simile ad uno stato di trance, è un indice patognomonico dello stato "D" di tale bambino. Lo stato "D" nel bambino comporta sentimenti di frustrazione, tristezza e rabbia. E’ possibile che tali sentimenti emer¬gano nel bambino più facilmente in momenti di calma, così come nel genitore i ricordi trau¬matici o soltanto le emozioni correlate a tali stati, possono emergere, al di fuori della con¬sapevolezza e per brevi momenti, durante le interazioni più intime con il proprio bambino. Un bambino che crescendo debba tener conto di certe sue reazioni aggressive senza cause evidenti, è possibile che inizi a pensare di essere pericoloso, distruttivo o cattivo, così come del resto è facile che venga giudicato da chi gli sta intorno, almeno in certi momenti. Lo stato "D" può emergere da circostanze non evidenti e provocare delle sequele psicopatolo¬giche altrimenti non evidenziabili e non correlabili ad alcune esperienze. Un comportamento spaventato/spaventante che orìgini da stati interiori del genitore in risposta a esperienze traumatiche, pone il bambino in una situazione paradossale che è alla base di un processo di disorganizzazione del comportamento e dei processi attentivi. Un genitore traumatizzato può manifestare la tendenza ad allontanarsi dal suo bambino nei momenti in cui egli ricer¬ca il contatto, per cui questo bambino può essere considerato dal suo genitore come fonte di paura. Ripetute interazioni di tal tipo, pos¬sono esporre il bambino allo sviluppo di una forma di ansietà e paure inspiegabili con lo sviluppo di fobie e concetti di sé negativi. Le esperienze traumatiche di un individuo pos¬sono ripercuotersi, indirettamente, sullo svi¬luppo del suo bambino. Un lavoro longitudina¬le di Carlson (52) ha esplorato gli antecedenti e le sequele nello sviluppo in un campione di 157 individui, osservati dall'età di 24 mesi ai 19 anni. Carlson ha evidenziato che un attacca¬mento infantile di tipo "disorganizzato" è significativamente correlato con problemati¬che comportamentali in età prescolare, duran¬te le elementari, le medie e le superiori, non¬ché con problematiche psicopatologiche varie e problemi dissociativi durante l'adolescenza. Un altro studio longitudinale di Ogawa e altri(53) su un campione di 168 giovani adulti seguiti dalla nascita sino a 19 anni, ha evidenziato che sia il pattern di attaccamento di tipo "ansioso-evitante" che quello "disorganizza¬to/disorientato", predicono significativamente problemi di tipo dissociativo nell'adolescenza. Si riprende, dunque, l'ipotesi di Bowlby sul ruolo dell'esperienza reale per lo sviluppo della

psicopatologia anche per eventi accorsi nelle precedenti generazioni. Quali sono gli eventi reali che comportano effetti di seconda gene¬razione per traumi non risolti? Tali esperienze traumatiche non sono ovviamente reali per la seconda generazione. Ciò che è reale è l'intera¬zione di quel bambino con un genitore che ogni tanto manifesta ancora esiti di un trauma non risolto. Per Hesse & Main(24), uno stato di trauma non risolto nel genitore, può favorire lo sviluppo, di seconda generazione, di uno stato d'ansia nei figli. In diversi lavori è stata ripor¬tata l'associazione tra fantasie catastrofiche a 6 anni e il pattern di attaccamento di tipo "D" all'età di 1 anno(34,39,40,42,43). Hesse e Main (24) sot¬tolineano l'inadeguatezza di interpretazioni teoriche per cui fantasie catastrofiche o altre manifestazioni dell'ansia infantile si possono sviluppare senza alcuna spiegazione e propon¬gono la necessità di trovare spiegazioni alter¬native alla ipotesi di desideri inconsci o repres¬si alla base di paure specifiche e fobie. In accordo con il modello della psicologia dello sviluppo di Sroufe e Rutter (54), Main e Hesse suggeriscono che l'interazione con un genitore traumatizzato, anche se non necessa¬riamente insensibile, comporti un rischio per lo sviluppo di stati d'ansia e fobie nel bambi¬no, anche se, certamente, nello sviluppo della psicopatologia, sono implicati diversi altri fat¬tori, oltre al pattern di attaccamento di tipo "D", come ulteriori traumi o l'associazione con altri pattern di attaccamento di tipo ansioso.
L'autore ha studiato l'analisi del comportamen¬to di attaccamento per l'infanzia e per l'adulto con Mary Main presso il Dipartimento di Psicolo¬gia dell'Università della California a Berkley (n.d.r.)


Note

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