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La Teoria dell’attaccamento di John Bowlby

La teoria dell'attaccamento inserita nell'ottica sistemica, etologica ed evoluzionitsta propone un nuovo modello psicopatologico in grado dì fornire indicazioni generali su come la personalità di un individuo cominci ad organizzarsi fin dai primi anni di vita. Questa teoria, strettamente legata al nome di John Bowlby. psichiatra e psicoanalista inglese, suggerisce nuove strategie terapeutiche e importanti accorgimenti preventivi per quei disturbi psicologici e psichiatrici dovuti ad un rapporto conflittuale del bambino all'interno della famiglia di origine.

John Bowiby's Attachment Theory

The attachment theory which is included in the ethological-evolutionìstic and systemic viewpoint propounds a new psychopathologic model which gives several general explanations about how a man's personality begins to organize ever since the first years of life This theory, strictly linked with the name of John Bowlby, an English psychiatrist and psychoanalyst recently deceased , suggests new therapeutic strategies and important preventive devices for those psychological and psychiatric disorders wich are due to a conflictùal relationship experienced by the child inside its family.


lnserita nell'ottica sistemica etologìco-evoluzionista, la teoria dell'attaccamento propone un nuovo modello psicopatologico in grado di fornire indicazioni generali su come la personalità di un individuo cominci ad organizzarsi fin dai primi anni di vita. Pertanto suggerisce nuove strategie terapeutiche e importanti accorgimenti preventivi per quei disturbi psicologici e psichiatrici dovuti ad un rapporto conflittuale del bambino all' interno della sua famiglia d'origine.
Benché questa teoria derivi dal contributo di numerosi studiosi, di fatto la si attribuisce a John Bowlby. psichiatra e psicoanalista inglese, recentemente scomparso. John Bowlby ha lavorato come ricercatore e docente presso la Tavistock Clinic ed il Tavistock Institute of human relations di Londra. I suoi primi lavori furono pubblicati nel 1940, contemporaneamente ai lavori di Anna Freud, Renè Spitz e altri studiosi che iniziarono ad occuparsi degli effetti della separazione dalla madre nella prima infanzia durante il periodo bellico 1.
Nel 1948 Bowlby prese come collaboratore James Robertson. che diventerà famoso insieme alla moglie per i loro films sugli effetti nei bambini piccoli della separazione dalla madre 2.

Nel 1959 Bowlby fu incaricato dall'OMS per redigere un rapporto sulla salute mentale dei bambini senza famiglia 3. Questo avvenne su richiesta dello psichiatra Ronald Hargreavas allora capo della sezione per la salute mentale della World Health Organization. Ronald Hargreavas. precocemente scomparso, era amico di Konrad Lorcnz 4. Probabilmente da queste collaborazioni iniziò la fusione tra I'etologia e la psicoanalisi. Emergevano i primi segni di un nuovo modo di studiare il comportamento umano. Sotto la spinta dell'etologia i dati empirici sino ad allora trascurati dalla maggior parte degli psicoanalisti vennero ripresi in considerazione. Bowlby e Robertson fecero un'indagine sistematica sugli effetti della separazione dalla madre nella prima infanzia e nello sviluppo successivo della personalità.
L'opera di John Bowlby iniziata con lo studio del comportamento infantile in situazioni di separazione dalla madre si è estesa fino a formulare un nuovo modello psicopatologico valido anche per le problematiche dell'adulto. I suoi lavori sono racchiusi in una trilogia intitolata " Attaccamento e perdita " (5).
Bowlby mutuò dall'etologia non solo le tecniche di osservazione adoperate per studiare il comportamento degli animali, ma anche le teorie che sostenevano e indirizzavano tali indagini. Questa apertura verso l'etologia e l'evoluzionismo fù dovuta anche all'influsso esercitato su John Bowlby da Conrad H.Waddington, un genetista epistemologo a cui costantemente Bowlby si riferisce nell'esplicazione delle sue teorie.
Secondo John Bowlby la personalità è una struttura che si sviluppa incessantemente lungo uno tra più tracciati evolutivi possibili e distinti. Questi percorsi sono concepiti come assai vicini tra loro nel punto di partenza, così che all'inizio l'individuo ha la possibilità di accedere a più tracciati evolutivi possibili, e potrebbe percorrere ciascuno di essi, la scelta ad ogni stadio del cammino dipende dall'interazione tra l'organismo quale si è sviluppato fino a quel momento e l'ambiente in cui si trova allora. Al momento del concepimento la totalità dei percorsi potenzialmente aperti ad un individuo è determinata dalla costituzione del genoma. Via via che lo sviluppo procede e le strutture progressivamente si differenziano, il numero dei percorsi rimasti aperti diminuisce, così alla nascita lo sviluppo dipende dall'interazione tra la costituzione fisiologica del neonato e la famiglia o non-famiglia in cui nasce; ad ogni età successiva esso dipende dalla struttura della personalità allora presente e dalla famiglia e, in seguito dagli ambienti sociali più ampi in cui l'individuo verrà a trovarsi.

Dice in proposito l'autore: (….) questo modello alternativo che ritiene che le differenze della struttura della personalità siano dovute ai fatto che lo sviluppo ha proceduto lungo percorsi evolutivi differenti e divergenti, è in sintonia con una teoria dell'epigenesi proposta da Waddington (1957).,ora ampiamente adottata dai biologi evoluzionisti. Secondo tale teoria i progressi che determinano Io sviluppo di un organismo, e in particolare la misura in cui ogni carattere evolutivo è sensibile o insensibile alle variazioni ambientali, sono governati dal genoma. I caratteri evolutivi che sono relativamente insensibili ai carnbiamenti ambientali si possono chiamare ambientalmente stabili; i caratteri che sono relativamente sensibili si possono chiamare ambientalmente labili-' 6.

Bowlby sostiene che secondo Waddington un basso grado di sensibilità al cambiamento ambientale può assicurare lo sviluppo adattativo entro una grande varietà di ambienti, al prezzo però di una totale impossibilità di adattamento, nel caso che l'ambiente muti al di là di certi limiti. Invece, un alto grado di sensibilità permette ad un organismo di modificare il proprio sviluppo a seconda del particolare ambiente in cui esso si svolge, con una migliore prospettiva che l'adulto sia meglio adattato a quell'ambiente. E assicurata così anche una riserva di adattabilità nel pool genetico della specie; così che, in caso di grandi fluttuazioni ambientali, vi è la probabilità che vi siano sempre alcuni membri della popolazione capaci di adattarsi e di sopravvivere. Poiché entrambi gli estremi, quello della sensibilità e quello dell'insensibilità, presentano seri pericoli per la sopravvivenza, tutte le specie finiscono con l'avere un certo equilibrio tra le due proprietà. Probabilmente in tutte le specie la sensibilità epigenetica posseduta è maggiore durante il primo periodo vitale ed in seguito diminuisce.
Per limitare la sensibilità epigenetica e assicurare uno sviluppo costante nonostante le fluttuazioni ambientali, si sono evoluti dei processi fisiologici e biologici che proteggono dall'impatto con l'ambiente l'individuo in via di sviluppo. Agendo di concerto, questi processi tendono a conservare un individuo su quella linea evolutiva su cui si trova, a dispetto della maggior parte delle fluttuazioni che si possono presentare nell'ambiente in cui avverrà il futuro sviluppo. La forte proprietà di autoregolazione di cui questi processi sono agenti viene chiamata da Waddington "omeorhesis".
John Bowlby sostiene che applicando questi concetti allo sviluppo della personalità si propone un modello che postula che i processi psicologici che producono la struttura della personalità siano dotati di un buon grado di sensibilità all'ambiente, specialmente all'ambiente familiare durante i primi anni di vita; tale sensibilità però diminuisce nel corso dell'infanzia, ed è molto limitata alla fine dell'adolescenza. Questa sensibilità precoce di per sé non offre nessuna
garanzia di un buon risultato adattativo, infatti se l'ambiente in cui avviene lo sviluppo è difforme oltre certi limiti, la sensibilità di un organismo all'ambiente può far sì che la personalità in sviluppo non solo prenda un percorso non adattativo. ma a causa dell'aumento di omeoresi resti confinata più o meno permanentemente in quel percorso.
Le pressioni che tendono a mantenere una personalità su una certa via di sviluppo sono sia interne che esterne: le pressioni ambientali sono in gran parte dovute al fatto che l'ambiente familiare in cui un bambino vive e cresce tende a restare relativamente immutato e quindi tende a mantenere lo sviluppo sulla stessa via.
"È questa la ragione per cui i tentativi di cambiare la struttura della personalità di un bambino mediante una psicoterapia, senza tentare di cambiare simultaneamente l'ambiente familiare mediante una terapia familiare, sono per lo più vani "7.
Le caratteristiche strutturali di una personalità, una volta sviluppate, hanno i loro mezzi di autoregolazione che tendono
anch'essi a mantenere la direzione evolutiva già esistente. Le strutture conoscitive e comportamentali presenti in un dato momento determinano che cosa venga percepito e che cosa ignorato, come venga concepita una nuova situazione e quale sia il programma d'azione che sarà adottato per affrontarla.
Le strutture attuali determinano quali tipi di persone o di situazioni vengono ricercati e quali tipi siano evitati. In tal modo un individuo finisce per influire selettivamente sul proprio ambiente e così si chiude il cerchio.
Nonostante John Bowlby. in accordo con Ludwig Von Bertalanffy'. definisca la personalità di un individuo come un sistema aperto, si può sostenere, così come è implicito nei concetti di omeoresi e autoregolazione descritti, che egli tenga conto anche delle caratteristiche di chiusura dei sistemi, in risposta alle perturbazioni dovute alle fluttuazioni ambientali. La sua è pertanto una posizione paragonabile a quella di Piaget del 1975 che in proposito scrive:

(...) i sistemi cognitivi. come gli organismi. sono allo stesso tempo aperti per un a.spetto (quello degli scambi con l'ambiente) e chiusi per un altro, in quanto cicli (8). (…) "A causa della presenza di questi forti processi atutoregolatori in ogni individuo, le misure terapeutiche che mirano a cambiare l'ambiente familiare o sociale di un paziente - sia esso in età scolare. adolescente o adulto -senza cercare simultaneamente di cambiare la struttura della personalità del paziente stesso sono anch'esse per lo più vane " 9.

Secondo Bowlby poiché i due tipi di pressione della "omeoresi ", l'ambientale e l'organisrnica si rinforzano a vicenda mantenendo lo sviluppo sulla stessa linea, le misure terapeutiche che hanno maggior probabilità di provocare un cambiamento sono quelle che rnirano a interferire contemporaneamente con i due tipi di pressione.
Citando da Bowlby,
"….adattando le parole di Waddington possiamo dire che le caratteristiche fondamentali della personalità sono proprietà estese nel tempo, che si possono concepire come una serie di percorsi alternativi di sviluppo.
Quale percorso venga prescelto, nella grande serie privata inizialmente aperta innanzi a ciascuno di noi, dipende da una quantità quasi infinita di variabili. (...) A nostro giudizio nessuna variabile ha sullo sviluppo della personalità effetti di maggiore portata delle esperienze fatte da bambini in famiglia: infatti, a partire dai primi mesi nei suoi rapporti con la figura materna., proseguendo poi negli anni dell' infanzia e dell'adolescenza nei suoi rapporti con entrambi i genitori, il bambino si costruisce modelli operativi del modo in cui le figure di attaccamento si potranno comportare
nei suoi riguardi in ciascuna di più situazioni diverse, e su tali modelli sono basate tutte le sue aspettative, e pertanto tutti i suoi programmi per il resto della vita.10.
.Analogamente. nel modello operativo dell'io che ciascuno costruisce, una caratteristica chiave è il concetto di quanto egli stesso sia accettabile o inaccettabile agli occhi delle sue figure di attaccamento.
Sulla struttura di questi modelli complementari sono basate le previsioni di un individuo su quanto le sue figure di attaccamento potranno essere accessibili e reattive se egli si rivolgerà a loro per aiuto.11.

Dalla struttura di questi modelli dipende inoltre la fiducia che le figure di attaccamento siano in generale facilmente disponibili, o la paura più o meno rilevante che esse non lo siano, a volte o nella maggior parte dei casi.
Al tipo di previsione di una persona circa la probabile disponibilità delle sue figure di attaccamento è intimamente legata la sua suscettibilità a reagire con la paura allorché si trovi di fronte a situazioni potenzialmente allarmanti nel corso ordinario della vita.
John Bowlby distingue due variabili: dai primissimi mesi in avanti e poi per tutta la vita, la presenza o l'assenza reale di una figura di attaccamento è fondamentale nel determinare se una persona è o non è allarmata in una qualsiasi situazione potenzialmente pericolosa; una seconda variabile fondamentale è la fiducia o sfiducia nel fatto che la figura di attaccamento, che non sia realmente presente, sarà disponibile, cioè accessibile e capace di rispondere in modo adeguato in qualsiasi situazione di bisogno.
Più l'individuo è giovane, più ha importanza la prima variabile cioè la presenza o l'assenza reale; fino ai tre anni questa è una variabile dominante. Dopo i tre anni diventano sempre più importanti le previsioni di disponibilità o di non disponibilità, e dopo la pubertà queste diventano le variabili dominanti -

-La formulazione adottata non è altro che un modo di descrivere. in termini compatibili con la teoria dei sistemi, le idee tradizionalmente formulate in termini quali " introiezione di un oggetto" (buono o cattivo) e 'immagine dell'io". Il vantaggio dei concetti da noi adottati sta a nostro giudizio nel fatto che essi permettono una maggtore precisione descrittiva o offrono un quadro teorico che si presta più facilmente al progetto e alla realizzazione di ricerche empiriche" 12.

La fiducia nel fatto che una figura di attaccamento oltre ad essere accessibile sia disposta a rispondere in modo più adeguato - per Bowlby - dipende da almeno due variabili: dal fatto che la figura di attaccamento venga giudicata o meno come tipo di persona che in genere risponde alle richieste di aiuto e protezione e dal fatto che l'io venga giudicato o meno come tipo di persona verso cui gli altri, ed in particolare la figura di attaccamento, reagiranno con un atteggiamento di aiuto.

" I1 modello delle figure di attaccamento e il modello dell'io si sviluppano in modo da essere complementari e da confermarsi a vicenda Così è facile che un bambino che non è stato desiderato non solo si senta non voluto dai genitori, ma pensi anche di essere essenzialmente poco desiderabile cioè di essere non voluto da tutti. Inversamente, un bambino molto amato crescerà facilmente non solo avendo fiducia nell'affetto dei suoi genitori. ma anche fiducioso che pure tutti gli altri lo troveranno amabile. Anche se logicamente sono insostenibili, queste grossolane ipergeneralizzazioni sono tuttavia la regola. Inoltre una volta che esse sono state adottate e si sono intessute entro le strutture dei modelli operativi, è facile che in seguito non verranno mai messe seriamente in dubbio"13.

Intorno al concetto di " modello operativo " gravita l'attuale discussione scientifica volta a comprendere l'opera di John Bowlby. Dall'interpretazione di che cosa siano questi modelli operativi discendono i vari tentativi di relegare questa nuova teoria alle precedenti conoscenze dalle quali l'Autore non poteva prescindere. John Bowlby affronta questo argomento in vari capitoli della sua trilogia, ma ne fornisce una sistematizzazione soltanto nel quarto capitolo del suo terzo volume. Questo capitolo è stato definito da molti psicoanalisti come confuso e poco chiaro. A mio avviso queste critiche sono dovute al fatto che soprattutto in questo capitolo John Bowlby mette in discussione concetti ormai tabù per gli psicoanalisti, come ad esempio quello di inconscio in termini freudiani.
In generale si può dire che egli demolisce tutta l'impostazione meta-teorica su cui si basa la psicoanalisi classica, al punto che diventa lecito chiedersi se si possa ancora definire come " psicoanalitica " questa nuova teoria, soprattutto in virtù del fatto che, per poter sostenere le sue .argomentazioni. l'autore si è ampiamente basato su teorie alternative alla psicoanalisi stessa. Non a caso la sua opera viene ormai considerata come "lo schema concettuale di riferimento" o "il paradigma di riferimento concettuale " dalla psicologia dello sviluppo e da molte aree della psicologia cognitivista. Nel primo volume della sua opera Bowlby delinea tre modelli principali in cui l'attaccamento tra la madre e il bambino può iniziare a strutturarsi : in accordo con lo schema della Ainsworth. egli distingue un attaccamento sicuro, un attaccamento ansioso e un distacco precoce.
Nel secondo volume, dopo aver esaminato il problema delle emozioni, Bowlby descrive come un attaccamento di tipo ansioso-resistente sia predisponente per una organizzazione della personalità di tipo fobico.
Nel terzo volume si occupa invece della psicopatologia collegata ad un distacco precoce e dedica una particolare attenzione alle situazioni di perdita della figura di attaccamento.

1. Fenomenologia del comportamento di attaccamento

Basandosi sulle osservazioni compiute con il metodo etologico sul comportamento dei bambini di età compresa
tra uno e tre anni, accolti in un nido residenziale o in ospedale e pertanto in condizione di carenza di cure materne, Bowlby così descrive il comportamento di attaccamento attivato ad alta intensità:
" (..) un bambino tra i 15 e i 30 mesi che abbia goduto d'un rapporto relativamente sicuro con la madre e non abbia subito precedenti separazioni da lei, reagisce di solito con una sequenza comportamentale prevedibile, che si può suddividere in tre fasi, a seconda dell'atteggiamento predominante nei riguardi della madre"" 14.
Lo studioso le definisce rispettivamente: fase di protesta, di disperazione e di distacco. Specifica inoltre che in realtà il passaggio dall'una all'altra fase è sfumato, e che un bambino può, per diversi giorni o settimane, trovarsi in uno stadio di transizione o di alternanza tra due fasi.
La fase di protesta è quella iniziale, può cominciare subito o con un certo ritardo, dura da alcune ore ad una settimana o più. Il bambino appare in preda a grave disagio, come se avesse perso la madre e cercasse di riottenerla sfruttando in pieno le sue limitate risorse. Spesso ha violente crisi di pianto, scuote il letto, si agita, si volge ansiosamente verso ogni immagine ed ogni suono che potrebbe denunciare la presenza della madre. In tutto il suo comportamento si manifesta l'intensa aspettativa del ritorno della madre. In tale fase egli tende a rifiutare tutte le figure sostitutive che cercano di assisterlo, anche se alcuni bambini si attaccano disperatamente ad un' infermiera.
La seconda fase è quella della disperazione, in cui è ancora evidente l'interesse per la madre lontana, ma il bambino mostra con il suo comportamento che va perdendo sempre più la speranza di ritrovarla. I movimenti fisici attivi diminuiscono o cessano e il bambino può piangere ininterrottamente o a intermittenza. Egli è chiuso e inattivo, non pone domande alle persone circostanti, sembra trovarsi in uno stato di profonda desolazione. E una fase tranquilla che a volte, in modo errato, viene ritenuta segno di minore disagio. Nella terza fase, definita del distacco, il bambino mostra maggior interesse per l'ambiente; tale fase segue le precedenti e viene spesso ben accolta come segno di recupero. Il bambino non rifiuta più le infermiere, accetta le cure, il cibo e i giocattoli, può anche sorridere ed essere socievole. Però quando la madre finalmente viene a trovarlo diviene evidente che le cose non vanno bene: colpisce l'assenza del comportamento di attaccamento, lungi dal fare festa alla madre egli sembra a malapena riconoscerla. Lungi dall'aggrapparsi a lei può capitare che rimanga distante e apatico e invece di piangere si distolga da lei svogliatamente. Sembra che il bambino abbia penso ogni interesse per la madre.
Se la permanenza a in ospedale o nel nido si prolunga, e se, come di solito accade, il bambino si attacca transitoriamente a determinate infermiere, ognuna delle quali poi lo abbandona, in modo che per lui si ripete l'esperienza originaria della perdita della madre, col tempo il suo atteggiamento darà l'impressione che nè le cure materne nè il contatto con gli esseri umani abbiano più un gran significato per lui. Dopo una serie di turbamenti dovuti alla perdita di diverse figure
"materne" alle quali aveva dato di volta in volta un po' di fiducia e di affetto, il bambino in seguito si attaccherà sempre meno alle figure successive, e col tempo cesserà del tutto di attaccarsi a chicchessia; diventerà sempre più chiuso in sé. invece di rivolgere i suoi desideri e sentimenti verso le persone si interesserà sempre più a cose materiali come dolci, giocattoli e cibi. Bowlby sostiene che un bambino che vive in istituto e che abbia raggiunto questo stadio non subirà più turbamenti all'avvicendarsi e all'allontanarsi delle infermiere, non mostrerà più emozioni all'arrivo o alla partenza dei genitori nei giorni di visita. L'autore osserva come può essere penoso per i genitori rendersi conto che, pur mostrando un avido interesse per i regali che gli portano, il bambino ha poco interesse per loro come persone. Egli apparirà gaio e adattato alla situazione insolita, non sembrerà a disagio nè timoroso di chicchessia, però - dice Bowlby -si tratta di una socievolezza superficiale, perché in realtà sembra che non gli importi di nessuno.
Bowlby descrive due estremi di comportamento riscontrabili nei bambini: ad un estremo individua un intenso attaccamento alla madre che può prolungarsi per anni, all'altro un rifiuto della madre come oggetto d'amore momentaneo o permanente.
L'autore conclude che la perdita della figura materna, da sola o in concomitanza con altre variabili, possa generare processi tali da essere individuabili nell'adulto che ancora risente delle separazioni sofferte nella prima infanzia.

La Adult Attachment Interview 15, e una intervista semi-strutturata in grado di evidenziare quest'ultimo assunto di John Bowlby. Tramite un'analisi linguistica del testo integrale dell'intervista è possibile "sorprendere l'inconscio", per usare le parole di Mary Main, .e individuare quei processi ancora attivi nella mente di coloro che hanno sofferto nella sfera delle relazioni affettive.

2. il comportamento istintivo

Bowlby inizia l'esposizione della sua teoria sottolineando le differenze che la distinguono da quella di Sigmund Freud, tra le quali indica: l'impostazione prospettica, la focalizzazione su un'esperienza patogena quale è la perdita o la minaccia di perdere la figura di attaccamento, l'osservazione diretta dei bambini, e il suo adeguamento alle scienze biologiche con l'implicito uso di un differente modello di energia.
Così come Freud attinse il suo concetto di energia psichica dalla Fisica dell'epoca, e cioè dalla termodinamica e dalla meccanica dei fluidi, analogamente la teoria dell'istinto di Bowlby riflette il clima scientifico attuale.
John Bowlby in accordo con i biologi moderni considera gli organismi viventi come dei sistemi aperti e in proposito scrive:

"Nella teoria biologica attuale si dà invece per scontato l'operare dell'energia fisica, e si insiste principalmente sui concetti di organizzazione e d'informazione. concetti indipendenti dalla materia e dall'energia, e sull'organismo vivente come sistema aperto e non chiuso".16.

E' importante sottolineare il concetto di " organizzazione " che sembra emergere da una serie di ricerche che si sono sviluppate dapprima in embriologia e nello studio dei sistemi viventi soprattutto nell'opera di L.V. Bertalanffy 17.

Allo tesso modo nelle scienze fisiche, in contrapposizione alle implicazioni dovute al II principio della termodinamica, Prigogine 18 sostiene che mentre tale principio considera un aumento di ordine e di organizzazione una causa della diminuzione delle scorte energetiche con conseguenze catastrofiche, gli studi più recenti, rovesciando tale aspettativa negativa. vedono proprio nell'aumento di ordine implicito in un aumento di organizzazione una fonte autonoma di energia e di nuove possibilità.
Anche il concetto di " sistema comportamentale " è fondamentale per comprendere l'opera di John Bowlby: egli lo mutua dall'etologia che fu una delle prime discipline ad integrare le nozioni della teoria dei sistemi e della cibernetica. Con questo concetto John Bowlby intende ridefinire il concetto di istinto.
In etologia. all'interno di una prospettiva evoluzionistica, si parla di sistemi comportamentali innati, o ereditari, o predisposti geneticamente, i quali non sarebbero frutto dell'apprendimento ma della selezione naturale, e in quanto tali preposti per la sopravvivenza dell'individuo e della specie. Tra questi gli etologi riconoscono i sistemi comportamentali per procurarsi il cibo, per evitare i pericoli, per la riproduzione e altri. Bowlby sostiene che anche il comportamento di attaccamento fa parte di tali sistemi innati
In accordo con l'etologo Robert Hinde e con il genetista episternologo Conrad HaI Waddington, egli ritiene che ogni carattere biologico sia il prodotto dell'interazione fra patrimonio genetico e ambiente; questi autori distinguono i caratteri biologici diversificandoli in una scala che va da caratteri "arnbientalmente stabili" a caratteri "ambientalmente labili". I caratteri definiti innati, o istintivi, appartengono - secondo i nostri - all'estremo più stabile della scala. I comportamenti definiti istintivi sono stabili finché l'ambiente in cui l'animale vive non si discosta da quello in cui la specie ha vissuto e vive normalmente. Si suppone che l'azione genica assicuri lo sviluppo di un sistema comportamentale. Il comportamento istintivo non è ereditario, si eredita la potenzialità di sviluppare certi tipi di sistemi definiti comportamentali, la cui forma e natura differiscono a seconda del particolare ambiente in cui il sistema biologico è adattato 19. Solo nel suo ambiente di adattamento ci si può aspettare che un dato sistema funzioni.
In questi primi passaggi è già evidente il continuo riferimento alla teoria dei sistemi, alla cibernetica e alla teoria evoluzionista. 11 comportamento dell'uomo è considerato come "corretto secondo uno scopo ". Questa teleonomia non è più rivolta verso il trascendente, ma in quest'ottica evoluzionista è finalizzata alla lotta per la sopravvivenza.
John Bowlby sostiene che secondo la teoria darwiniana il risultato finale per il quale sono adattate tutte le strutture di un organismo vivente è la sopravvivenza della specie 20.
Si possono qui individuare le ipotesi di base sul modo in cui il comportamento vada organizzandosi, passando da forme semplici a forme più complesse. E' evidente l'importanza che assume in tale maturazione ti concetto di feed-back o retroazione, un concetto che comparve nell'ambito dei problemi inerenti allo sviluppo delle macchine a vapore, che è poi divenuto fondamentale in elettronica, nella cibernetica e via via in altre discipline.
"I sistemi comportamentali per controllare il comportamento sono strutturati in modo da tener conto delle discrepanze fra l'istruzione iniziale e gli effetti della prestazione in atto, il confronto è reso possibile dalla retroazione: solo a questi sistemi si può applicare il termine "orientato a uno scopo", o meglio "corretto secondo uno scopo""21.
Molti sistemi sono invece più semplici e operano senza l'aiuto della retroazione; sono gli "schemi fissi d'azione", quali ad esempio gli sbadigli, gli starnuti, la rotazione del capo, la prensione, il pianto, il sorriso. Sono tutti comportamenti fondamentali nelle prime fasi della vita dell'uomo. La forma più semplice di organizzazione di un comportamento è quella a catena, di cui ogni anello è un sistema comportamentale che si innesca come si disinserisce il precedente. Tali sistemi hanno il limite che l'intera organizzazione manca allo scopo se fallisce l'azione di un anello della catena. In ogni punto però una catena può avere uno o più anelli alternativi.
Più complesso è il piano gerarchico organizzato di Miller, Gallanter e Pribram 22, un'opera che è considerata un caposaldo della psicologia cognitivista, su cui Bowlby ampiamente si basa per articolare le sue argomentazioni. Per questi Autori " un piano " è una struttura comportamentale generale corretta secondo lo scopo, costituita da una gerarchia di strutture subordinate, denominate "Totes". Ognuna delle substrutture è corretta secondo lo scopo.
Per spiegare questo concetto Bowlby ripropone l'esempio citato dagli stessi autori: la serie di atti che ciascuno di noi compie abitualmente al mattino quando si alza per andare al lavoro sono delle sequenze: alzarsi, vestirsi, mangiare etc. Si può specificare maggiormente ognuna di queste attività fino al più piccolo movimento di un singolo muscolo. Le vane sequenze possono seguire diversi ordini, qualche tappa può essere saltata senza che si modifichi il piano generale, che in tal caso è "andare al lavoro". Questo scopo principale consiste di diversi sottopiani ognuno con il suo scopo più limitato fino a piani minimi e probabilmente a sistemi di tipo più semplice che controllano unità di comportamento più elementari. Tale sistema è flessibile e permette clic si possa raggiungere lo stesso scopo stabilito anche con ampie variazioni delle circostanze. Però le deviazioni dell'ambiente si possono aggirare solo entro certi limiti: quando l'ambiente è troppo deviante rispetto a quello presupposto dal piano generale, se ad esempio mancano i vestiti o altro, il piano non può essere seguito e lo scopo stabilito non può essere raggiunto, cioè " non si può andare al lavoro ". Si postula che il comportamento possa essere organizzato a catena negli individui immaturi, a piani gerarchici negli adulti.
" (….) il passaggio dall'organizzazione a catena all'organizzazione gerarchica costituisce un aspetto importante delIo sviluppo sia filogenetico sia ontogenetico del corredo comportamentale"23".

3. I sistemi di rappresentazione o modelli operativi interni

Bowlby sostiene che un animale per raggiungere uno scopo stabilito deve possedere una mappa conoscitiva dell'ambiente.
(….) tali mappe possono avere un grado di complessità assai diverso, che va dalle mappe elementari, che noi supponiamo si costruiscano le vespe, all'immagine del mondo immensamente complicata d'un uomo occidentale colto"24.
Un individuo per elaborare piani efficaci oltre alla conoscenza del mondo ha bisogno di conoscere le proprie capacità. Una mappa è una rappresentazione codificata di aspetti selezionati di ciò che essa deve descrivere. La selezione è necessaria perché l'ambiente è enormemente complesso. Bowlby si rifà a Young, che fu maestro di Humberto
Maturana e che con Francisco Varela ha scritto un altro manifesto della psicologia cognitiva intitolato Autopoiesi e cognizione 25.
Bowlby così cita da Young: (….) si ritiene che nel cervello vi sia un modello, un facsimile, un'imitazione del mondo, che costituisce tuttavia uno strumento, e che possiamo manipolare nel modo che meglio ci conviene, trovando così la possibilità di manipolare il mondo reale che asso deve rappresentare" 26. Bowlby continua così: "(...) il modello che sta nel cervello servirebbe a trasmettere, accumulare e manipolare le informazioni che ci aiutano a fare previsioni sul modo di raggiungere quelli che noi abbiamo chiamato scopi stabiliti"27.
Ancora di Young sono le seguenti affermazioni riportate da Bowlby, un chiaro esempio di come in un'ottica interazionista si possa collegare il piano biologico con quello dell'apprendimento: (…) le svariate cellule del cervello costituiscono serie di tali componenti, e durante l'apprendimento queste si raggruppano in modo da costituire il modello. Le caratteristiche di ogni componente sono specificate soprattutto dalla forma dei loro prolungamenti dendritici "28.
Bowlby continua sostenendo che il postulare che il cervello elabori modelli operativi del suo ambiente concorda con la conoscenza introspettiva che noi abbiamo dei nostri processi mentali. Perché un organismo sfrutti un modello operativo occorre che il modello concordi con i dati che sono o che possono essere disponibili. Perché possa servire in situazioni nuove tale modello deve poter essere esteso nell'immaginazione tanto da coprire realtà potenziali, oltre che realtà sperimentate. Quanto più il modello è adeguato, tanto più adeguate sono le sue previsioni e quanto più il modello è
Comprensivo, tanto più numerose sono le situazioni a cui si possono applicare le sue previsioni. Oltre alla conoscenza di un modello operativo dell'ambiente si deve avere anche una certa conoscenza operativa delle proprie abilità e potenzialità comportamentali. Una persona zoppa o cieca deve concepire piani diversi da quelli concepiti da chi cammina o vede bene. Ogni individuo deve disporre di un modello ambientale e di uno organismico:

(….) entrambi i modelli operativi devono essere tenuti aggiornati. Di regola ciò richiede solo la continua introduzione di lievi modifiche, e questo è in genere un processo così graduale da essere quasi impercettibile. Ogni tanto però si verifica una modificazione importante nell'ambiente o nell'organismo: ci sposiamo, abbiamo un bambino, oppure otteniamo un avanzamento sul lavoro, o, per fare delle ipotesi meno felici, una persona a noi vicina se ne va o muore, o perdiamo una mano, o la vista declina. In queste occasi oni occorrono modificazioni radicali del modello. I dati clinici ci mostrano che non è sempre facile operare le necessarie revisioni del modello: di solito le si può conseguire solo lentamente, spesso imperfettamente, e a volte non si riesce a modificare un bel nulla. I modelli ambientali e organismici qui descritti come parti necessarie di un sistema di controllo biologico elaborato non sono naturalmente null'altro che i "mondi interni" della teoria psicoanalitica tradizionale visti in una nuova prospettiva" 29.

John Bowlby attua una revisione della psicoanalisi alla luce della teoria dei sistemi di controllo, che è una branca della teoria generale dei sistemi e della cibernetica.
Molti dei processi psichici di cui siamo più coscienti riguardano la costruzione di modelli, la loro revisione, il controllo della loro coerenza interna o il ricorso ad essi per costruire un nuovo piano che permetta di raggiungere un fine stabilito. Non è necessario che tutti questi processi siano sempre coscienti, probabilmente è sufficiente che qualcuno lo sia .qualche volta.
Un nuovo piano d'azione dapprima è pensato in parole. Tramite il linguaggio più individui possono unirsi per piani comuni ampliando l'organizzazione dei sistemi comportamentali secondo gerarchie organizzate. Il fatto che il comportamento umano sia organizzato in complesse integrazioni gerarchiche, frutto di apprendimento, che non possono essere chiamate istintive, non significa che in esso non siano presenti sistemi più semplici, più ambientalmente stabili, organizzati a catena. Con lo sviluppo divengono più evidenti i sistemi corretti secondo lo scopo e le parti si integrano in gerarchie ordinate. L'abilità linguistica permette che i modelli divengano più adeguati e che l'organizzazione gerarchica si estenda.

4. Attivazione e cessazione dei Sistemi comportamentali

Un animale adulto è in possesso di un elaborato equipaggiamento comportamentale con un numero assai grande ma finito di sistemi comportamentali organizzati a catena o gerarchicamente. Tali sistemi promuovono la sopravivenza dell'individuo e della specie. Le forme che i sistemi assumono sono il prodotto dell'azione genica e dell' ambiente. Oltre ai sistemi più stabili responsabili del comportamento istintivo, gli animali possiedono molti altri sistemi ambientalmente labili nei quali l'apprendimento ha parte predominante. Bowlby. riproponendo sul piano comportamentale quello che in biologia e in genetica è il problema della differenziazione cellulare, si chiede:

"… perché di questo multiforme bagaglio una parte è attiva un dato momento e un'altra non lo è? Perché in un dato momento un animale si comporta in un modo piuttosto che in un altro? Mentre la maggior parte dei sistemi fisiologici, tra cui il cardiovascolare, il respiratorio. l'escretorio ecc., sono sempre in attività simultaneamente, alcuni come il sistema riproduttivo e quello digestivo lo sono saltuariamente. Non di rado un tipo di comportamento è incompatibile con un altro. E' necessario sapere come accade che viene scelto per agire un sistema a preferenza di un altro e che cosa succede quando sono in azione contemporaneamente più sistemi "30.

Bowlby elenca diversi fattori che influiscono su tali conseguenze: negli animali variazioni ormonali elicitano certi comportamenti quali mordere, minacciare, fuggire, fare il nido, ecc.; tra i fattori ambientali la presenza di un maschio scatena la lotta, o la presenza di una femmina induce il corteggiamento. Mentre gli ormoni potenziano più sistemi, gli stimoli ambientali tendono ad attivare un sistema in particolare.

"C'è quindi una organizzazione gerarchica di cause in cui l'ormone agisce più a monte"31.

Bowlby per dirimere tale questione propone un modello cibernetico e pertanto definisce "sistema di controllo sovraordinato" quello in cui le sequenze a catena sono subordinate in senso gerarchico a qualche altra organizzazione, che determina quale delle diverse possibili sequenze a catena vada eseguita.
Quando sono attivati contemporaneamente più sistemi a volte questi sono perfettamente compatibili tra loro, altre volte lo sono solo certe parti di ognuno, oppure sono del tutto incompatibili.
In etologia si dice che un animale ha "tendenza" quando si pensa che sia in atto in lui un certo sistema ma che non sia manifesto il corrispondente comportamento. Bowlby fa una analogia con la psicoanalisi laddove rileva che gli psicoanalisti: (….) spesso sostengono che, anche se una persona ha un comportamento manifesto di un certo tipo, è tuttavia presente in lei anche una motivazione di tipo del tutto diverso"32.
Tale tendenza si rileva in sequenze comportamentali occasionali e incomplete. Talora dopo che si è manifestato il comportamento dominante si manifesta una breve sequenza dell'altro comportamento, oppure il comportamento latente compare brevemente prima del dominante.
"….A volte i movimenti incipienti derivati da due tendenze comportamentali conflittuali possono essere presenti assieme e dar luogo ad un comportamento che è un miscuglio dei due"33.
In genere l'espressione della seconda tendenza è del tutto inibita.
"Poiché moltissimi sistemi comportamentali sono incompatibili tra loro sembra probabile che nella maggior parte degli animali uno stato in cui uno O più sistemi sono inibiti costituisca la regola "34.
. Per Bowlby questo ha valore di sopravvivenza, anche se non sempre. In psicoanalisi si parla di spostamento, in etologia di ridirezione. Tale spostamento avverrebbe quando il conflitto è tra due tendenze di uguale forza. Evenienze simili, per Bowlby, sono comuni nelle nevrosi umane.


5. La percezione

Eventi che da un individuo sono visti come allarmanti non lo sono per un altro. Appena ricevuta, l'afferenza sensoriale è valutata e se giudicata priva di importanza è cancellata, altrimenti viene amplificata e se ancora è giudicata rilevante si determina la sua importanza ai fini dell'azione. Per Bowlby avviene che l'individuo interpreta l'afferenza in riferimento o a criteri stabiliti dall'esperienza precedente, o a quelle informazioni precedentemente accumulate che sembrano attinenti alla circostanza, con un delicato compito di recupero delle informazioni; successivamente valuta l'afferenza interpretata in rapporto all'azione da intraprendere. Quanto più alto è il livello del S.N.C. nel quale si affrontano tali valutazioni, tanto più discriminato è il comportamento che può essere scelto, compreso il comportamento in piani con fini stabiliti. Non di rado nell'uomo i processi di valutazione e di giudizio sono coscienti, e l'afferenza interpretata viene sperimentata in termini di valore, come "interessante" o "non interessante", "piacevole" o "sgradevole", "soddisfacente" o "frustrante". Ciò ci porta
- dice Bowlby - a considerare i sentimenti e le emozioni.


6. Le emozioni

Per John Bowlby gli affetti, i sentimenti e le emozioni sono fasi della valutazione intuitiva che facciamo degli stati
Organistici, dei bisogni di agire, e delle situazioni ambientali in cui ci troviamo. Di solito siamo consapevoli di tali processi, per cui tali valutazioni ci danno una informazione sui nostri stati e bisogni. Allo stesso tempo poiché sono accompagnati da particolari espressioni facciali, posizioni e movimenti incipienti, forniscono anche utili informazioni alle altre persone. Certi processi di valutazione possono essere in atto anche quando non ne siamo coscienti. Bowlby continua sostenendo che le afferenze sensoriali possono essere di due tipi, inteme ed esteme. Quelle esteme passano al vaglio dell' interpretazione. Da sola l'afferenza sensoriale è inadeguata, va selezionata e completata con i dati di memoria. L'afferenza interna è sottoposta ad analoghi processi. Sia le afferenze esteme che quelle interne sono interpretate e sperimentale in termini di valore: piacevole o spiacevole, bello o brutto, ecc. La scelta tra piacevole o spiacevole ecc. è un processo grezzo e veloce che deriva dal confronto con punti di riferimento o criteri interni. Tali criteri o restano uguali per tutta la vita, o più spesso variano. Molti dei punti di riferimento applicati sono probabilmente ambientalmente stabili, simili nei diversi individui, altri
sono labili come i gusti acquisiti. Per Bowlby in genere si tende a ricercare di nuovo ciò che viene valutato gradevole o viceversa. Di solito ciò che è giudicato gradevole tende a corrispondere a ciò che è vantaggioso. Quando viene attivato un sistema comportamentale il soggetto tende a sperimentare un'emozione. Bowlby ipotizza che forse vengono sperimentati come emozioni i processi di regolazione centrale. Il fatto che l'emozione possa essere sperimentata anche nel sonno ci ricorda che può essere scatenata anche dall'interno. L'Autore si chiede:

".. se una persona è consapevole del proprio sentimento mentre compie un'azione, ciò aggiunge o meno qualcosa? La sua risposta è che, purché non sia troppo intenso, un sentimento vivamente percepito si accompagna ad una attenzione vigile, ad un'affinata discriminazione percettiva, ad una buona registrazione dei risultati appresi. Solo dopo che un paziente ha acquistato consapevolezza emotiva dei propri sentimenti ci si può aspettare un cambiamento terapeutico" 35.

Sono frequenti i riferimenti alla psicologia cognitiva; citando Donald Hebb, Bowlby sostiene che la nostra conoscenza del come un'emozione differisce da un'altra deriva dall'osservazione del comportamento emotivo di altre persone; solo in seguito giungiamo ad applicare a noi stessi le categorie apprese. Solo se uno sa valutare abbastanza precisamente lo stato affettivo di un altro sarà in grado di partecipare alla vita sociale. Nei sentimenti di un individuo si riflette il modo in cui egli valuta il mondo e se stesso.


7. La funzione del comportamento istintivo

Per Bowlby e per gli etologi il comportamento istintivo ha di solito effetti che contribuiscono alla sopravvivenza dell'individuo e della specie. In biologia il fine per cui un sistema sembra progettato è chiamato "funzione del sistema". Le cause immediate di attivazione non coincidono con la funzione: la funzione deriva dalla struttura del sistema, dal modo in cui è costruito. Come si sviluppa negli organismi viventi tale struttura? In termini di evoluzione, gli organismi che sviluppano sistemi fisiologici e comportamentali tali da assolvere alle loro funzioni in modo più efficiente sopravvivono meglio.

"(. .~) la struttura dei sistemi è quindi concepita come un prodotto della selezione naturale"36.

In un sistema biologico la funzione è quell'attività del sistema che lo ha portato ad evolversi e che fa sì che esso continui a rimanere presente nel corredo della specie. Ogni sistema quando è attivo ha altre conseguenze oltre quelle funzionali e non tutte sono funzionali; ad esempio, l'uccello che cova resta senza cibo. Talora l'attività di un sistema non è seguita dalla sua conseguenza funzionale: ad esempio, un omosessuale che ha rapporti col suo partner non arriva al concepimento. In un individuo un sistema diviene attivo, raggiunge un risultato prevedibile e poi diviene inattivo.

(…..) nella prestazione del singolo il comportamento istintivo è assolutamente indipendente dalla funzione. Invece in una popolazione di
individui, la situazione è diversa: anche se in molti individui per una certa parte o anche in gran parte del tempo i sistemi comportament.ali possono essere attivi senza che si esplichino le loro funzioni, finché la popolazione sopravvive tali funzioni devono essere esplicate in certi individui, almeno per un certo tempo'37. .(…) per comprendere una funzione occorre studiare il comportamento di una popolazione di individui, e la comprensione è impossibile se l'unità di studio è l'individuo isolato.".38. (...) il risultato prevedibile è una proprietà di un particolare sistema in un particolare individuo, la funzione è una proprietà di quel sistema in una popolazione di individui"".39

Per Bowlby vi sono due situazioni principali per cui si raggiunge un risultato prevedibile ma non la funzione: o il sistema è efficiente e l'ambiente non è conforme a quello richiesto per l'applicazione della funzione (ad es.: un bambino piange per fame e gli si dì il ciuccio), oppure il sistema non è funzionalmente efficiente; quest'ultimo è il caso più importante perché è relativamente permanente. Vi sono molti motivi per cui, nel corso dello sviluppo, l'uno o l'altro aspetto del corredo biologico d'un animale può non svilupparsi del tutto. Ad esempio: per il sistema uditivo o visivo spesso è responsabile l'ambiente embrionale per virus, traumi meccanici ecc.

"(...) probabilmente lo stesso accade per i difetti di sviluppo dei sistemi comportamentali: mentre certe forme e certi casi di insuccesso possono trovare una spiegazione genetica, è probabile che nella maggior parte dei casi la causa vada ricercata in anomalie dell'ambiente giovanile, che è stato difforme da quello a cui è adattato il corredo comportamentale>40.

La maggior parte dei sistemi comportamentali sono ambientalmente labili; la forma che assumono nell'adulto dipende dal tipo di ambiente in cui egli è cresciuto. Il sistema si può organizzare in modo da raggiungere un risultato prevedibile, ma questo risultato è tale che la funzione del sistema non è mai assolta. Altri sistemi, quali quelli responsabili dell'assunzione del cibo, devono essere sufficientemente funzionali perché l'individuo sopravviva, altri come quelli responsabili del comportamento sessuale e parentale non sono strettamente necessari alla sopravvivenza.

"(...) questa è forse una ragione per cui la psicopatologia si occupa in così gran parte dei sistemi comportamentali responsabili del comportamento sessuale e parentale: quando si ha a che fare con una funzione più immediatamente vitale, l'individuo muore prima di giungere all'attenzione di uno psichiatra"''41.

Uno scopo stabilito può essere di due tipi: uno è 'il mantenimento di una certa costante, è un compito che non finisce mai, non vi è un momento culminante, si tratta di un lavoro continuo; l'altro riguarda eventi limitati nel tempo che una volta verificatisi sono seguiti da una cessazione dell'attività. Bowlby ritiene che il comportamento di attaccamento sia il risultato dell'attività di sistemi comportamentali con scopi stabiliti continui, cioè un certo tipo di rapporto con un altro individuo specifico. L'animale giovane deve avere un bagaglio comportamentale equilibrato ed efficace, per molti aspetti diverso da
quello dell'adulto. Poiché la sopravvivenza nelle specie superiori dipende dalla collaborazione tra individui, il bagaglio di un individuo è in gran parte complementare a quello di un altro individuo della stessa popolazione, di diversa età e di diverso sesso. I cambiamenti comportamentali che si manifestano in fasi diverse del ciclo vitale dipendono da mutamenti dell'equilibrio ormonale; altri cambiamenti possono dipendere dal fatto che è maturato un nuovo sistema comportamentale che assume priorità su un sistema precedente. Tali sistemi immaturi però permangono e tendono a divenire attivi in tre tipi di situazioni: quando i modelli adulti si dimostrano inefficaci, o quando in situazioni di conflitto si disorganizzano, oppure quando un adulto è malato o inabilitato e si ha la regressione, infine quando un'integrazione di sistemi di un adulto include una componente di una fase giovanile.

8. Qntogenesi del comportamento istintivo
Nell'infanzia i sistemi funzionali tendono ad avere una struttura semplice e nel corso dello sviluppo tendono ad essere sostituiti da sistemi a struttura complessa. Per certi sistemi comportamentali ambientalmente labili vi è una fase di maggior sensibilità ai mutamenti ambientali, che è chiamata "periodo sensibile" o "fase critica". Tale fase corrisponde a quella che Freud definì coni concetti di " fissazione " e "stadio della organizzazione libidica".

Bowlby sostiene che "(...) grazie alla moderna teoria dell'istinto, diversi concetti ormai affermatisi derivanti dallo studio psicoanalitico dell'uomo si possono accostare a concetti simili derivati dall'osservazione e dagli esperimenti sugli animali, permettendo così di chiarire e arricchire entrambi i campi" 42.

Certi movimenti completi o fin dal principio ben eseguiti compaiono nel loro normale contesto funzionale senza una precedente preparazione. Nell'uomo la rotazione del capo, la suzione, il pianto, il sorriso si manifestano in epoca più tarda rispetto, ad esempio, ah beccare e al succhiare negli altri animali. Altri movimenti anche nell'uomo sono pronti all'esecuzione non appena arriva il momento appropriato, cioè per quanto riguarda ha loro formula motoria sono indipendenti dall'apprendimento. Il fatto però che alla loro prima comparsa facciano seguito o meno le normali conseguenze funzionali è tutt'altra questione: i modelli di movimento sono una cosa, l'oggetto cui sono diretti è un'altra. Le conseguenze funzionali si verificano solo quando un movimento è diretto verso un oggetto appropriato. La gamma di stimoli che possono attivare un qualunque sistema comportamentale nell'immaturo è spesso assai ampia: con l'esperienza tale gamma si restringe. Un bambino di poche settimane, come è stato evidenziato da Spitz, reagisce col sorriso ad ogni stimolo visivo che presenti due macchie scure su uno sfondo chiaro, a 3-4 mesi occorre invece un vero viso umano, a 5 mesi lo stimolo può limitarsi al viso di una persona nota. Tale restringimento si ha per un migliora-
mento delle capacità di discriminare le afferenze sensoriali in parte dipende dallo sviluppo fisiologico, in parte dall'apprendimento e dall'esperienza . Un'altra classe di processi porta il bambino ad accostarsi agli oggetti familiari e ad evitare quelli non familiari . Il comportamento di accostamento è precoce e precede la comparsa del comportamento di evitamento e di scostamento. Tale fase ha breve durata sia per la discriminazione del familiare dal non familiare, sia per
I 'evitamento e scostamento da stimoli riconosciuti come estranei. Tale organizzazione tende a mantenere il piccolo vicino ad animali amichevoli e luoghi sicuri, lontano dai predatori, per cui ha valore di sopravvivenza. Quando l'ambiente di allevamento è atipico si possono verificare amicizie atipiche tra animali, ad es. quelle tra gatti e topi allevati insieme.
Animali allevati in ambienti troppo ristretti non esplorano e non manipolano. Animali allevati in isolamento si accostano ad ogni cosa spesso in modo pericoloso, cioè il loro comportamento non è ben discriminante per cui non è adatto per la sopravvivenza. Quando un sistema semplice è sostituito da uno complesso, in genere il primo è incorporato nel secondo. In questo modo l'attivazione del sistema risultante è più selettiva, è sottoposta ad un controllo più discriminante.

(...) si definisce il passaggio, nel tipo di sistema che controlla il comportamento, da un semplice schema stimolo-risposta ad un tipo correto secondo Io scopo, come il passaggio dal comportamento governato da prove ed errori al comportamento governato dall' introspezione. Piaget lo definisce il passaggio dal comportamento organizzato in base all' intelligenza sensonimotoria al comportamento organizzato in base al pensiero simbolico e preconcettuale. e per illustrare ciò a cui si riferisce parlando di questo mutamento evolutivo Piaget nel 1947 scrive: "l'intelligenza sensorimotoria agisce come un film al rallentatore, in cui tutte le immagini sono viste in successione ma senza essere fuse, e quindi senza quella visione continua necessaria per comprendere il tutto, mentre il tipo più avanzato di organizzazione assomiglia a un film visto alla giusta velo. cità"" 43.

L'individuo diviene sempre più consapevole degli "scopi stabiliti" da lui adottati, e sviluppa piani sempre più elaborati per conseguirli, una crescente capacità di correlare i piani tra loro, di scoprire l'incompatibilità fra i diversi piani e di ordinarli in termini di priorità.

"…… nella terminologia psicoanalitica questi cambiamenti sono attribuiti al subentrare dell'io laddove prima c'era l'Es." 44.
"(...) si ritiene che una simile successione di sistemi sempre più elaborati medi anche il comportamento di attaccamento nell'uomo"45.

Nei primi mesi il comportamento di attaccamento consiste solo in movimenti riflessi e di stiramento, a 2-3 anni si organizza in termini di scopi stabiliti e piani sempre più complessi che includono sottopiani. Uno degli scopi stabiliti può essere quello di cambiare i sistemi comportamentali e gli scopi stabiliti della figura materna. Nell'adolescenza e nell'età adulta il comportamento di attaccamento si struttura in base a piani gerarchici assai complessi: tale fatto è facilitato dall'uso dei simboli, specie del linguaggio. I sistemi istintivi vengono ìncorporati in altri più complessi e non si possono più distinguere se non quando si è sul punto di raggiungere uno scopo stabilito
.
Bowlby citando Bronson scrive: . .nel corso dello sviluppo umano la struttura del cervello e la struttura del comportamento procedono di pari passo..". (46.) (…) senza il necessario equipaggiamento neurale, l'equipaggiamento comportamentale non può
venire elaborato; e, finché non viene elaborato, il comportamento rimane più aderente al principio di piacere che a quello di realtà.".
47.

Si pensava che il comportamento alimentare fosse più facilmente provocabile quando un animale ha fame. Negli animali molto giovani si è visto che ad esempio le cince beccano quando non hanno fame, perché se la piccola cincia ha fame chiede il cibo direttamente al genitori. Si ritiene che all'inizio la suzione nei lattanti sia indipendente dalla fame e dalla assunzione di cibo, in seguito verrà più facilmente provocata in dette condizioni. Quando una sequenza comportamentale si è organizzata essa tende a persistere anche se si è sviluppata secondo linee non funzionali.

"(.,.) quindi la forma precisa che assume ogni aspetto particolare del comportamento e la sequenza in cui esso si organizza all'inizio hanno una grandissima importanza per il futuro"48.

La sensibilità all'ambiente di un sistema comportamentale è maggiore in certi periodi, in seguito può diventare insensibile.

"(...) negli anatroccoli e nelle papere: nelle ore successive all'uscita dall'uovo i giovani uccelli seguono il primo oggetto in movimento che hanno percepito; non solo, ben presto giunge il momento in cui seguono solo l'oggetto già seguito in precedenza ed evitano tutti gli altri. Questo rapido apprendimento di un oggetto familiare e la successiva tendenza a seguirlo è noto come "imprinting"49 .

Anche ha delimitazione verso cui è diretto il comportamento materno è molto sensibile nei primi momenti dopo il parto. Bowhby riporta un esperimento di Hersherh, Moore e Richmond del 1958:

…. poco dopo che erano nati due piccoli ad una capra. uno dei due fu allontanato per due ore e poi restituito alla madre, mentre l'altro rimase con lei tutto il tempo; mentre la capra procedette ad allevare il piccolo che era rimasto con lei, rifiutò qualunque contatto col piccolo che era stato allontanato, Evidentemente in questa specie la delimitazione degli oggetti verso i quali è diretto il comportamento materno avviene nel giro di poche ore dopo il parto" (50).

Il termine di imprinting in senso ristretto è riferito ai lavori di Konrad Lorenz sugli uccelli. Col tempo si è dato a tale termine un significato più ampio rispetto a quello proposto da Lorenz nel l935 (51). Attualmente lo si riferisce a qualunque processo che fa volgere il comportamento di attaccamento filiale di un giovane uccello o mammifero preferibilmente e stabilmente verso una o più figure discriminate. Si riferisce anche ad altri processi che fanno orientare di preferenza altre forme di comportamento verso oggetti particolari, come il comportamento materno verso certi particolari piccoli, il comportamento sessuale verso certi particolari partners, o le preferenze di un animale verso un particolare habitat.
Secondo la teoria dell'attaccamento il comportamento istintivo è il risultato di strutture comportamentali, attivate da certe condizioni e fatte cessare da altre. Sequenze complesse dipendono da unità che sono controllate da una struttura sovraordinata, organizzata a catena o secondo una gerarchia causale o secondo un piano gerarchico. L'organismo si sviluppa già provvisto di un numero ampio ma finito di sistemi comportamentali strutturati. alcuni dei quali potenzialmente attivi fin dalla nascita, mentre altri lo divengono dopo. Nell'uomo tali sistemi comportamentali nel corso dello sviluppo subiscono una tale elaborazione attraverso processi d'apprendimento e d'integrazione, tramite l'imitazione e l'uso di simboli, che il comportamento risultante acquista varietà e plasticità sorprendenti. Quando viene attivata una struttura comporta.mentale è impiegata dell'energia fisica. L'esistenza di un comportamento che sembra sostitutivo di un altro può essere spiegata in diversi modi, nessuno dei quali esige il concetto di energia psichica che possa essere deviata in canali diversi. Le variazioni d'intensità in un aspetto del comportamento sono attribuibili a variazioni delle condizioni attivanti del momento e allo stadio evolutivo dei sistemi comportamentali attivati, e non ad una aumentata pressione di energia psichica.

"(...) si può quindi fare a meno del concetto freudiano di Trieb (pulsione), così infelicemente tradotto come istinto"52.

"I meriti di una teoria scientifica vanno giudicati in base alla gamma di fenomeni che essa copre, alla coerenza interna della sua struttura, alla precisione delle previsioni che può fare ed alla possibilità pratica di convalidarle . Ritengo che il nuovo tipo di teoria regga bene rispetto a tutti questi criteri, in particolare con i concetti qui proposti e con i metodi di osservazione e sperimentali derivati dall'etologia e dalla psicologia comparata è oggi possibile intraprendere un ampio programma di ricerca sulle risposte sociali dell'uomo, dal periodo pre verbale dell'infanzia in avanti. Si potrà così catalogare il repertorio dei sistemi comportamentali che mediano il comportamento istintivo dell'uomo, e identificare la modalità di sviluppo di ognuno. Si potrà studiare ogni sistema per scoprire la natura delle condizioni che lo attivano e di quelle che lo fanno cessare, e per scoprire perché in certi individui i sistemi possono essere attivati e fatti cessare da oggetti insoliti. Si potranno esplorare le condizioni che portano alla manifestazione di certi comportamenti con intensità anomala. o troppo bassa o troppo alta, e le condizioni che portano alla perpetuazione di tale stato. Altro importante campo di interesse è lo studio dei conflitti che insorgono quando sono attivati contemporaneamente due o più sistemi incompatibili, e dei modi in cui il conflitto viene regolato . Infine può essere particolarmente interessante lo studio dei periodi di sensibilità nei quali si sviluppano i processi di regolazione dei conflitti e delle condizioni per cui un certo modo di regolazione diviene dominante in un individuo." 53.


Bowhby continua dicendo che

(...) per molti questa impostazione comporta la speranza che, introducendo concetti più precisi e metodi più rigorosi nell'indagine sullo sviluppo affettivo precoce, potrà aprirsi una fase in cui alla luce di una massa sempre più ampia di dati, si potranno valutare diverse formulazioni teoriche alternative"" 54.

9. Il comportamento di attaccamento
John Bowlby postula che il legame del bambino con ha madre sia il prodotto dell'attività di diversi sistemi comportamentali, che hanno come risultato prevedibile il mantenimento della vicinanza alla figura materna. Per figura materna l'autore intende la persona che accudisce il bambino, che di solito, ma non sempre, corrisponde alla madre naturale.
Quando un bambino è entrato nel secondo anno, ed è in grado di muoversi, si può quasi sempre riscontrare in esso un comportamento d'attaccamento abbastanza tipico. I sistemi comportamentali implicati vengono facilmente attivati, specialmente dall'allontanamento della madre, o da una esperienza ansiogena. Al contrario, gli stimoli che più efficacemente placano tali sistemi attivati sono la voce o la vista, o il contatto tattile con la madre.
Fino a tre anni tali sistemi continuano ad essere attivabili assai facilmente, in seguito in genere divengono meno attivabili e subiscono altri cambiamenti che rendono meno indispensabile la vicinanza della madre.
Nell'adolescenza e nell'età adulta si verificano ancora altri cambiamenti, compresi quelli delle figure verso le quali è diretto l'attaccamento.

…) si considera il comportamento di attaccamento come ciò che si manifesta quando sono attivati certi sistemi comportamentali. Si ritiene che i sistemi comportamentali stessi si sviluppino nel bambino, come risultato dell'interazione con il suo ambiente di adattamento evolutivo, e specialmente dell'interazione con la figura principale di tale ambiente. cioè la madre. Si ritiene che il cibo e la nutrizione non svolgano che una parte secondaria nel loro sviluppo (… 55.

Ad un certo stadio dello sviluppo dei sistemi comportamentali responsabili dell'attaccamento, ha vicinanza alla madre diviene un fine stabilito.

"(...) noi diamo talmente per scontato che l'agnello e la pecora stiano vicini e che un branco di anatroccoli si tenga stretto attorno alla madre che raramente ci chiediamo che cosa induce tali animali a stare vicini fra loro, che funzione ha questo loro comportamento" 56

Talora succede che i piccoli si allontanano, può essere allora la madre a ristabilire ha vicinanza. Già dopo poche ore dal parto, il genitore è in grado di distinguere i propri piccoli da qualsiasi altro e si comporta in modo parentale solo con loro. I piccoli a loro volta imparano presto a distinguere i genitori tra gli altri adulti, e da quel momento si comporteranno in modo parentale verso di essi. I piccoli possono sviluppare svariati tipi di comportamento che hanno come risultato la vicinanza della madre: richiami vocali, movimenti motori ed altri che Bowlby definisce in generale come "comportamenti di attaccamento >>.

...) il comportamento dei genitori reciproco al comportamento di attaccamento dei piccoli è chiamato "comportamento di custodia"" 57

Il comportamento di attaccamento è presente in tutte le specie di mammiferi, e a meno che non vi sia uno sviluppo in qualche modo aberrante all'inizio esso è sempre diretto verso la madre.

"(...) nelle specie in cui il padre ha una funzione importante nell'allevamento dei piccoli, il comportamento di attaccamento può essere diretto anche verso di lui. Negli uomini può essere diretto anche verso altre persone"58.

Poiché l'uomo si sviluppa assai lentamente, in nessun'altra specie il comportamento di attaccamento compare così tardi.

"(...) oggi sembra indiscutibile che il legame del bambino con la madre sia la versione umana del comportamento riscontrato comunemente in molte altre specie animali" 59.

La maggior parte dei bambini che vivono in famiglia a circa quattro mesi di età risponde già in modo differenziato alla madre più che alle altre persone. Quando vede la madre, un bambino di questa età sorride e vocalizza più prontamente e la segue con gli occhi per un tempo più lungo di quanto non faccia con qualunque altra persona. Il comportamento che tende a mantenere la vicinanza si riscontra in modo più evidente quando, uscendo la madre dalla stanza, il bambino piange e talora cerca di seguirla. Due lavori della Ainsworth del l963 (60) e del 1967 (61) evidenziano che, in tutti i bambini Ganda da lei esaminati, il comportamento di attaccamento è chiaramente presente a sei mesi di età. Questo si manifesta non solo col fatto che il bambino piange quando la madre si allontana, ma anche col fatto che al suo ritorno egli la accoglie sorridendo, sollevando le braccia e gridando di gioia. Verso i sei e i nove mesi di età questi comportamenti si manifestano più regolarmente e più intensamente, come se l'attaccamento alla madre fosse più forte. I bambini a quest'età cercano di seguire la madre quando esce dalla stanza, e quando ritorna dapprima la salutano, poi si trascinano verso di lei il più rapidamente possibile. Tale comportamento perdura fino a tutto il secondo anno. All'età di nove mesi sono già capaci di seguirla e da quel momento quando ha madre esce piangono meno. Dopo i nove mesi si aggrappano alla madre in modo più evidente, specialmente quando sono spaventati, ad esempio per la presenza di un estraneo. Fra i sei e i nove mesi ogni bambino osservato dalla Ainsworth salutava con gioia il padre al suo apparire, se questi tornava a casa regolarmente.
L'età in cui ha Ainsworth constatò la comparsa del comportamento di attaccamento nei bambini Ganda non differisce molto da quella riscontrata da Schaffer e Emerson 62 nei bambini scozzesi. Si ritiene che il comportamento di attaccamento compaia per la prima volta dai quattro fino ai dodici mesi e oltre. Questa ampiezza delle variazioni individuali va sempre tenuta presente. All'età di diciotto mesi tutti i bambini osservati dai suddetti autori erano attaccati per lo meno ad un'altra figura oltre la madre, in genere più frequentemente si trattava del padre, oppure di bambini più grandi. Quante più erano le figure cui il bambino era attaccato, tanto più intenso pareva essere il suo attaccamento alla madre come figura principale.
In ogni singolo bambino l'intensità e la regolarità con cui si manifestava il comportamento di attaccamento potevano variare da un giorno all'altro e da un'ora ad un'altra, sia per variabili organismiche, quali fame, stanchezza., malattia, disagio, dolore, che producono tutte un aumento del pianto della tendenza a seguire l'oggetto dell'attaccamento, sia
per variabili ambientali, tra cui soprattutto lo stato d'allarme. Il tipo di cure che un bambino riceve dalla madre influisce notevolmente sullo sviluppo del suo comportamento di attaccamento.

"(...) non va mai dimenticato che in una certa misura è il bambino stesso che promuove l'interazione e influenza la forma che questa assume"63.

Sia la Ainsworth che Schaffer richiamano l'attenzione sul ruolo assai attivo del piccolo dell'uomo.
Oltreché col pianto che è sempre difficile ignorare, un bambino spesso chiama insistentemente, e quando la madre o un'altra persona si occupa di lui, egli si orienta verso di lei le sorride. In seguito impara a salutarla e ne cerca l'attenzione in mille modi seducenti.

…) così facendo evoca risposte dalle altre persone, mantiene e configura le loro risposte rinforzandone alcune e non altre"64.

L'interazione tra madre e bambino può essere compresa solo come risultato dei contributi di entrambi. Bowlby sostiene che a due e tre anni di età il comportamento di attaccamento non sia nè meno intenso, nè meno frequente che alla fine del primo anno. Però l'aumentato raggio percettivo del bambino e la sua maggiore capacità di comprendere gli eventi fanno sì che cambino le circostanze che suscitano tale comportamento. Con l'età il bambino diviene sempre più consapevole di un distacco incombente: durante il primo anno il bambino protesta specialmente quando viene deposto nella culla, poi quando vede che sua madre si sottrae alla sua vista. In seguito, un bambino che al momento in cui la madre esce è occupato in altre faccende, protesta solo quando comincia ad accorgersi che ella se ne è andata. Da allora in poi starà sempre all'erta riguardo agli spostamenti della madre, passerà molto tempo osservandola o, se non è in vista, tendendo l'orecchio ai suoi movimenti.
Dopo il dodicesimo mese di età un bambino diviene capace di prevedere un prossimo distacco della madre osservandone il comportamento, ed inizia a protestare ancora prima che ella se ne vada. Per questo molti genitori di bambini di due anni nascondono i preparativi fino all'ultimo momento per evitare scenate.
Il comportamento di attaccamento si manifesta in modo intenso e regolare fino alla fine del terzo anno. A questa epoca, secondo Bowlby, si verifica un cambiamento ben noto agli insegnanti delle scuole materne: sino a due anni e nove mesi circa, la maggior parte dei bambini che frequentano l'asilo si dispera quando la madre se ne va; anche se il
loro pianto può essere breve, i bambini tendono tuttavia a rimanere inattivi e appartati, ad esigere costantemente l'attenzione dell'insegnante, in netto contrasto col modo in cui e si comporterebbero nella stessa situazione se la madre rimanesse con loro. Dopo i tre anni invece i bambini sono assai più capaci di accettare una momentanea assenza della madre e di mettersi a giocare con altri bambini. In molti bambini questo cambiamento sembra improvviso; ciò fa pensare che a questa età si oltrepassi una qualche soglia maturativa.
Le ricerche più recenti dimostrano come lo sviluppo cognitivo sia significativamente correlato con il tipo di attaccamento che i bambini hanno strutturato in famiglia, si vedano in proposito i lavori di Ainsworth et al, del 1978 (65) e di Mary Main del 1990 (66). Bowlby sostiene che i bambini dopo i tre anni diventano
sempre più capaci di sentirsi sicuri in un ambiente estraneo e con figure di attaccamento secondarie, quali un parente o l'insegnante. Questo senso di sicurezza è subordinato a certe condizioni: le figure secondarie devono essere persone note che preferibilmente il bambino abbia conosciuto in compagnia della madre; il bambino deve essere sano e sereno, deve sapere dov'è la madre, deve essere sicuro di poter riprendere contatto con lei in breve tempo. In mancanza di tali condizioni è facile che il bambino rimanga "mammone" o manifesti altri disturbi.
Pur attenuandosi il comportamento di attaccamento persiste anche nei primi anni di scolarità. Quando camminano in strada, i bambini di 5-6 anni e anche più a volte amano tenere la mano del genitore e anche aggrapparvisi, e se ne hanno a male se questi li rifiuta. Quando giocano con altri bambini se qualcosa non va, ritornano immediatamente dal genitore ò dal suo sostituto. Se sono appena un po' spaventati cercano immediatamente il contatto.
Durante l'adolescenza l'attaccamento ai genitori diminuisce, altri adulti possono assumere un'importanza uguale o maggiore dei genitori, l'attrazione sessuale per i coetanei comincia ad allargare l'orizzonte. Ad un estremo troviamo gli adolescenti che si distaccano dai genitori, all'altro quelli che vi rimangono intensamente attaccati e non sono capaci di dirigere verso altri il loro attaccamento. Tra questi estremi sta la grande maggioranza degli adolescenti, in cui l'attaccamento ai genitori rimane forte, ma in cui sono anche molto importanti i legami con altre persone.
In età adulta quando il comportamento di attaccamento non può più dirigersi verso membri di una generazione più anziana, può rivolgersi verso membri di una generazione successiva. Una scuola, un gruppo di lavoro, religioso o politico possono costituire una figura di attaccamento secondaria e per alcuni principale.

"(...) il comportamento di attaccamento nella vita adulta è una continuazione diretta di quello dell'infanzia"' 67.

Durante le malattie e le calamità gli adulti spesso divengono esigenti nei confronti degli altri; in condizione di improvviso pericolo o in una catastrofe una persona quasi certamente cercherà la vicinanza con un'altra persona conosciuta o fidata.
Per illustrare lo sviluppo del comportamento di attaccamento sono stati, usati due criteri principali: il pianto e la tendenza a seguire la madre quando esce, il saluto e la tendenza ad accostarsi a lei quando ritorna. Altri criteri sono: il sorriso differenziato per la madre, che si osserva di solito al quarto mese, la tendenza del bambino ad avvicinarsi alla madre ed aggrapparvisi quando è allarmato; un ulteriore criterio è la diversità del comportamento in presenza e assenza della madre.
Un bambino tende ad esplorare e talvolta si allontana dalla madre: tale fiduciosa esplorazione si interrompe bruscamente se il bambino si spaventa o si fa male o se la madre si allontana. In questi casi egli ritorna da lei il più rapidamente possibile, con segni di disagio, o piangendo. Nel gruppo di bambini Ganda esaminati dalla Ainsworth, dopo gli 8 mesi tale comportamento era presente in tutti. In presenza della madre la maggior parte dei bambini sono palesemente più fiduciosi e più disposti ad esplorare, in sua assenza sono più timidi e non di rado manifestano un notevole disagio. Fino a quando il bambino è sicuro della presenza della figura di attaccamento principale, o questa si trova nelle immediate vicinanze, egli si sente tranquillo. La minaccia di perderla crea angoscia e vera disperazione, ed entrambi i sentimenti suscitano ira.

10. La funzione del comportamento di attaccamento

"(...) la teoria della pulsione secondaria sostiene che il piacere di trovarsi con altri membri della specie deriva dal fatto che se ne riceve nutrimento"68

. Bowlby riporta il seguente passo di Freud:

"L'amore nasce dal bisogno, soddisfatto, di cibo" 69

e continuando cita Dollard e Miller:

"Probabilmente l'esperienza nutritiva è l'occasione in cui il bambino impara ad amare il contatto con altre persone; questa esperienza cioè può gettare le basi della socievolezza" 70.

Secondo Bowlby sia la psicoanalisi che la teoria dell'apprendimento si sono sviluppate da questo assunto senza porlo in discussione, Nel 1935 Konrad Lorenz, formulando la teoria dell'imprinting, dimostrò che il comportamento di attaccamento può svilupparsi nelle anatre e nelle oche senza che il giovane animale riceva cibo:

"(...) nelle ore successive alla loro schiusa queste giovani creature tendono a seguire qualunque oggetto in movimento che vedono, si tratti di una madre uccello, di una persona, di un pallone o una scatola di cartone" 71.

Si ritiene verosimile che tale fenomeno si abbia anche nei mammiferi e nell'uomo. Harlow separò delle scimmie dalla madre subito dopo la nascita, e le allevò poi con dei simulacri di "madre" consistenti o in un cilindro di filo metallico o in uno ricoperto di panno morbido. Il cibo proveniva da una bottiglia che poteva essere applicata ai simulacri;

"(….) tutti gli esperimenti mostrarono che "il piacere del contatto provocava comportamenti di attaccamento, il cibo no"72.

Bowlby cita da Harlow e Zimmermann:

"Questi dati evidenziano che il piacere del contatto è una variabile importantissima nello sviluppo delle risposte affettive ai surrogati materni e che invece l'allattamento vi svolge un ruolo trascurabile. Con I 'aumentare dell'età e delle occasioni d'imparare, un piccolo nutrito da una madre metallica fornita di biberon non si attacca più a lei, come si potrebbe prevedere in base alla teoria della pulsione secondaria., ma invece si attacca sempre più alla madre di stoffa che non lo allatta. Questi dati sono del tutto discordanti da una teoria dello sviluppo affettivo fondata sulla soddisfazione della pulsione".73.

In questi esperimenti i piccoli trascorrevano almeno quindici ore al dì in contatto col simulacro di stoffa e soltanto una o due col simulacro di ferro contenente il cibo. Inoltre una di queste piccole scimmie, quando era allarmata, correva subito dal simulacro di stoffa senza cibo e gli si aggrappava. I piccoli allevati con il simulacro metallico fornito di biberon quando si spaventavano non correvano dal simulacro ma stavano fermi senza esplorare. Invece i piccoli allevati col simulacro di stoffa senza biberon, posti in una stanza sconosciuta con giocattoli insieme al simulacro a cui si erano attaccati, esploravano servendosi del simulacro come base sicura a cui tornare ogni tanto; in assenza di tale simulacro invece si spaventavano molto.

" (...) secondo gli esperimenti di Harlow, l'unico effetto apparente del cibo è di rendere un simulacro di stoffa un po' più attraente di un altro" 74.

Per l'uomo si pensa che per il comportamento di attaccamento intervengano fattori analoghi a quelli dei mammiferi. I bambini piccoli godono della compagnia umana, anche nei primi giorni di vita. L'essere presi in braccio, le carezze, il parlar loro li calma e presto guardano con piacere le persone che si muovono. Sia le risposte della lallazione che quelle del sorriso aumentano d'intensità quando l'adulto gli dedica attenzione.
Il fatto che un bambino possa attaccarsi a un coetaneo evidenzia che tali figure d'attaccamento non fanno nulla per soddisfare le sue esigenze fisiologiche.
Per Schaffer e Emerson le variabili che determinano le figure alle quali i bambini si attaccano sono la prontezza con cui una persona risponde ad un bambino e l'intensità della interazione in cui si impegna col bambino stesso (75)
.
"(...) recenti lavori sperimentali dimostrano come uno dei modi più efficaci per aumentare le prestazioni di un bambino in qualunque compito che richieda discriminazione o abilità motoria consiste nel ricompensarlo con una risposta di saluto da parte di un altro essere umano" 76.

Secondo John Bowlby gli psicoanalisti non abbandonano la teoria della pulsione secondaria perché con essa possono spiegare i frequenti sintomi orali come una regressione ad una precedente fase normale. Nella teoria dell' attaccamento la regressione, la simbolizzazione e lo spostamento non sono altresì negati. E' frequente che un'attività ne sostituisca un'altra mediante l'equivalenza simbolica, ad esempio:

"un bambino in castigo si succhia il pollice", "un bambino separato dalla madre mangia eccessivamente". "(…) in tali situazioni è possibile pensare al pollice e al cibo come a simboli della madre nella sua totalità, o per Io meno del capezzolo e del latte" 77.

Sia piccoli di scimmia rhesus sia piccoli di scimpanzè allevati senza una madre a cui aggrapparsi manifestano attività di suzione autoerotica in misura eccessiva. Bowlby riporta che secondo Nissen la suzione del pollice non si riscontra nei piccoli scimpanzè allevati con la madre, ma si verifica in circa lo 80% di quelli allevati in isolamento. Per Bowlby quelli che dovremmo descrivere come sintomi orali si sono sviluppati come risultato della privazione dell'attaccamento ad una figura materna in epoca infantile o con processi infrasimbolici.

"Non può darsi che un processo a livello infrasimbolico spieghi anche perlomeno alcuni sintomi orali che si manifestano nei soggetti più anziani , quando tutte le relazioni oggettuali diventano difficili per una qualunque ragione? Solo ulteriori ricerche potranno dimostrare se questo modo di considerare i sintomi orali sia o no sostenibile. Qui lo abbiano esposto per indicare che la teoria dell'attaccamento da noi proposta può fornire una ragionevole alternativa alle tradizionali spiegazioni dei sintomi orali fondate sulla teoria della pulsione secondaria" 78.

Nelle scimmie la fase in cui l'attaccamento può svilupparsi più facilmente è ben circoscritta. Trascorsa questa fase la possibilità di attaccarsi ad un nuovo oggetto diviene progressivamente più difficile. Nell'uomo lo sviluppo del comportamento di attaccamento anche se molto più lento è analogo a quello riscontrato nei mammiferi subumani. In senso biologico, si può dire che gli individui dotati di una buona capacità di sviluppare il comportamento di attaccamento lasciano più prole di quelli che non ne sono dotati.


1 1. Organizzazione del comportamento di attaccamento

"Il comportamento di attaccamento non scompare con l'infanzia, bensì permane per tutta la vita: vengono scelte figure vecchie o nuove con le quali si mantengono la vicinanza o la comunicazione. Mentre i risultati dell'attaccamento sono sempre gli stessi, i mezzi per raggiungerlo si diversificano sempre più" 79.

Secondo Bowlby, col tempo, il comportamento si diversifica in modo che esso comprenda non soltanto gli elementi fondamentali dell'attaccamento presenti alla fine del primo anno, ma anche una serie sempre più varia di elementi più elaborati. Tutti questi elementi dell'attaccamento si organizzano in piani con fini stabiliti. Si può dire che nei primi nove mesi di vita il comportamento di attaccamento di un bambino non è corretto secondo lo scopo, anche se uno dei suoi risultati prevedibili è la vicinanza alla madre. Tra gli otto e i dodici mesi il bambino diviene più abile e sembra che scopra quali sono le condizioni che pongono termine al suo disagio e lo fanno sentire sicuro; egli inizia a pianificare il proprio comportamento in modo che tali condizioni siano raggiunte. Nel secondo anno un bambino sviluppa una volontà propria;
" I 'attaccamento corretto secondo lo scopo " può assumere la struttura di un 'azione semplice oppure più complessa. Il grado di complessità di un piano dipende in parte dallo scopo stabilito che è stato scelto, in parte dalle valutazioni che il bambino fa della situazione tra lui e la propria figura di attaccamento.

"(...) non si può però immaginare se i1 piano sia semplice o complesso, se non riferendosi ai modelli operativi dell'ambiente e dell'organismo. Possiamo perciò supporre che la costruzione e l'elaborazione di modelli operativi avvengano contemporaneamente alla nascita e allo sviluppo della capacità di pianificare da parte del bambino" 80.

Bowlby riferisce che secondo Piaget soltanto bambini eccezionali sono in grado di elaborare un piano prima dei sette mesi, in genere vi arrivano a 8-9 mesi ed alcuni più tardi. A tale età la capacità di elaborare piani è embrionale e si limita alle situazioni più semplici. Bowlby precisa che :

"Piaget non usa il termine piano o scopo, bensì intenzione e intenzionalità" 81.

Se il fine dell'attaccamento è soltanto la vista della madre o una sua maggiore vicinanza, può non essere necessaria alcuna azione pianificata per modificarne il comportamento. Altre volte il fine dell'attaccamento può esigere dalla madre
un 'attività assai maggiore; in questo caso il piano del bambino dovrà comprendere delle misure per assicurarsi che la madre si comporti nel modo desiderato. I primi tentativi che un bambino compie per mutare il comportamento del partner sono rudimentali, ad esempio: tirare, spingere, fare richieste quali "vieni qui", o "vai via>>. Man mano che cresce il bambino capisce che la madre può avere scopi stabiliti propri e che questi possono essere modificati. Il suo comportamento diviene allora più complesso. Ad esempio: un bambino di due anni, avendogli la madre sottratto un coltello, cerca di farselo ridare offrendole in cambio il suo orsacchiotto. E' necessario saper attribuire ad un'altra persona la capacità di avere fini e piani, saper inferire dagli indizi disponibili quali possono essere i fini dell'altra persona, per poter formulare un piano che abbia probabilità di operare la modifica desiderata nello scopo stabilito dell'altro. La prima di queste capacità è ben instaurata verso la fine del secondo anno. Continuando a parafrasare Piaget, Bowlby sottolinea a sua volta l'estrema difficoltà con cui un bambino minore di 7 anni riesce a vedere qualcosa dal punto di vista di un'altra persona. Anche se all'epoca scolare un bambino può essere consapevole del fatto che le cose non appaiono sempre uguali, egli non è in grado di metterlo in pratica, per lui l'unico punto di vista è il proprio.

" Per definire questa limitazione conoscitiva, Piaget usa il termine egocentrismo"" 82.

Un bambino minore di sette anni presuppone che qualunque ascoltatore sia pienamente al corrente, come lui, del contesto e degli attori dell'episodio che desidera raccontare, e che occorra descrivere solo i particolari che per lui sono nuovi e interessanti, per cui facilmente il suo racconto è incomprensibile. Pare che per il momento non sia possibile accelerare in un bambino lo sviluppo della capacità di cogliere il punto di vista di un altro; in quest'ottica si ritiene che lo sviluppo conoscitivo sia limitato dal ritmo dello sviluppo cerebrale.

...) seguendo questo tema ci si addentrerebbe nell'ampia, difficile e profonda questione di come un bambino gradualmente si costruisce il proprio "mondo interno": a cominciare presumibilmente dalla fine del primo anno, ed in modo particolarmente attivo nel secondo e terzo anno. quando acquisisce il dono importantissimo e straordinario del linguaggio, un bambino è impegnato a costruirai modelli operativi del comportamento prevedibile del mondo fisico, del comportamento prevedibile della madre e di altre persone significative, del comportamento prevedibile di lui stesso, e dell'interazione reciproca di tutti questi comportamenti. Nell'ambito di questi modelli operativi egli valuta la propria situazione e formula i propri piani. e nell'ambito del modello operativo della madre e di lui stesso valuta aspetti particolari della propria situazione e formula i propri piani di attaccamento. Il modo in cui tali modelli sono costruiti e d'ora in poi influiranno sulla percezione e sulla valutazione, la loro adeguatezza ed efficacia ai fini della pianificazione, la validità o la deformazione di tali modelli in quanto rappresentazioni, le condizioni che ne favoriscono od ostacolano lo sviluppo, tutte queste cose hanno importanti conseguenze per comprendere i diversi modi in cui il comportamento di attaccamento viene ad organizzarsi man mano che i bambini crescono. Tali questioni però sollevano troppi problemi giganteschi (e troppe gigantesche controversie), e quindi non avrebbe senso cercare di affrontarle qui. Comunque le ricerche sistematiche sono appena incominciate, e a tutt'oggi ben pochi dati sono saldamente acquisiti" 83.

Quando il comportamento di attaccamento di un bambino si è organizzato in modo corretto secondo lo scopo, il rapporto che si sviluppa tra un bambino e la madre diviene assai più complesso; mentre diviene possibile una vera collaborazione tra i due, è anche possibile che si sviluppi un conflitto insuperabile.

" …Mackay (1964) ha esaminato alla luce della teoria dei sistemi di controllo alcuni problemi che insorgono quando un individuo cerca di modificare l'ambiente apportando cambiamenti negli scopi di un altro: quando due individui cercano entrambi di modificare gli scopi dell'altro, "può divenire logicamente impossibile dissociare tra loro i due complessi di scopi: gli individui hanno in tal caso instaurato un rapporto in cui le loro individualità si sono in pane fuse " 84.


Quando due persone interagiscono tra loro ed ognuna delle due è capace di formulare piani, sorge la prospettiva di scopi e piani comuni ad entrambe: condividendo uno scopo comune e partecipando ad un piano comune per raggiungerlo, i membri della coppia hanno la sensazione di una finalità comune e tendono anche a identificarsi l'uno con l'altro. Per tale comunanza bisogna però pagare un certo prezzo: ogni membro ha un fine personale da raggiungere, e la collaborazione tra i due è possibile solo nella misura in cui uno è preparato ad abbandonare, se necessario, o ad adattare i propri fini stabiliti per aderire a quelli dell'altro. Nel caso di una coppia madre-bambino entrambi tendono a fare molti passi per adattarsi all'altro, tuttavia a volte entrambi tendono a impuntarsi e ad esigere che le cose vadano secondo la propria volontà. In un rapporto felice vi è un costante dare e ricevere, ma è facile che vi siano anche conflitti secondari fino a che gli scopi non siano uniformati. Anche se di solito una madre asseconda le richieste del bambino, in certe occasioni non cede, e talora può usare la maniera forte. Più spesso, specie con bambini più grandi, la madre cerca di ottenere i propri finì con la ragionevolezza, cioè cercando di modificare gli scopi del bambino.
Nel caso delle esigenze dell'attaccamento, la madre di un bambino di due anni, nel corso della giornata, cercherà molte volte di modificare gli scopi del piccolo: a volte cercherà di indurlo a stare "fuori dai piedi" se ad esempio egli vuole entrare in camera dei genitori la mattina presto, o se si aggrappa alle sottane durante la visita di amici altre volte invece ella cerca di indurlo a stare vicino, ad esempio per strada o nei negozi.
Incoraggiandolo, scoraggiandolo, brontolando, punendolo o seducendolo, la madre di momento in momento si sforza di regolare la distanza tra sé e il bambino, cerca di modificare gli scopi del comportamento di attaccamento del figlio. A sua volta un bambino cerca di modificare il comportamento della madre e la sua vicinanza, e non è raro che egli adotti alcuni dei metodi usati dalla madre stessa.
Dopo i tre anni le pretese di un bambino tendono ad attenuarsi, altri interessi e altre attività lo attraggono ed occupano il suo tempo, diminuiscono le cause che lo mettono in allarme, il suo comportamento di attaccamento è attivato con minor frequenza e intensità, e può essere fatto cessare in modi nuovi grazie alla sua crescente conoscenza e capacità di pensare in termini spazio-temporali. Per periodi sempre più lunghi un bambino può sentirsi contento e sicuro anche in assenza della madre, sapendo dove ella si trova e quando ritornerà, rassicurato dal fatto che egli sa che lei è disponibile in qualunque momento egli ne abbia veramente bisogno.
Per i bambini di quattro anni ha grande importanza sapere che la madre è facilmente disponibile, questo ha invece scarso significato a due anni di età.
Bowlby concludendo il suo primo volume dà alcune indicazioni su come regolare l'atteggiamento materno; in proposito riporta alcune tipiche problematiche: è bene soddisfare sempre le richieste del bambino che vuole presenza e attenzione? Cedendogli non lo si vizierà troppo? Potrà mai rendersi indipendente? L'Autore risponde che sarebbe lo stesso che chiedersi: quale dose di cibo va bene per un bambino? Così Bowlby consiglia:

..) fin dai primissimi mesi la cosa migliore è lasciarsi guidare dal bambino stesso: quando richiede più cibo, probabilmente ne avrà beneficio: quando lo rifiuta, probabilmente non ne avrà danno. Purchè non abbia disturbi del metabolismo, un bambino. Se lo si lascia decidere, è in grado -di regolare la propria ingestione di cibo riguardo sia alla quantità sia alla qualità. Quindi, salvo poche eccezioni, una madre può tranquillamente lasciare a lui l'iniziativa.
Lo stesso vale per il comportamento di attaccamento specialmente nei primi anni. In una famiglia normale in cui sia la madre ad occuparsi del bambino, questi non subirà danni se la madre gli dedica la sua presenza e la sua attenzione nella misura in cui egli sembra desiderare: perciò per quanto riguarda le attenzioni materne come per quanto riguarda il cibo sembra che, se gli si permette di farlo sin dall'inizio, un bambino sia in grado di regolare in modo soddisfacente le proprie "entrate". Solo quando raggiunge l'età scolare può essere opportuno scoraggiarlo dolcemente" 85.

Nei primi anni se una madre è sensibile ai segnali del suo bambino e vi risponde in modo pronto e appropriato, il bambino fiorisce e si sviluppa un rapporto felice. Quando invece la madre non è sensibile e non gli risponde adeguatamente, le cose vanno male. Bowlby conclude sostenendo che i disturbi del comportamento di attaccamento possono essere di molti tipi diversi:

"… nel mondo occidentale quelli di gran lunga più comuni a mio avviso derivano da insufficienti cure materne, o da un maternage ricevuto da persone diverse, una dopo l'altra. I disturbi che derivano da un maternage eccessivo sono assai meno frequenti, e insorgono non perché il bambino ha un bisogno insaziabile di amore e di attenzione, ma perché la madre glieli propina come in preda a una coazione: se si osserva da vicino la madre che eccede nell'atteggiamento materno, si noterà che, invece di raccogliere i segnali che provengono dal bambino, è sempre lei a prendere l'iniziativa, insiste per stare vicino al bambino, per occuparne l'attenzione o per salvaguardarlo dal pericolo, così come la madre di un bambino iperalimentato insiste nel rimpinzarlo di cibo. Altri svariati disturbi del comportamento di attaccamento possono considerarsi dovuti non a eccesso o insufficienza di cure materne, ma a deviazioni nel tipo di cure che un bambino ha ricevuto o riceve"" 86.

Non solo i processi evolutivi che abbiamo visto presentano un grande interesse intrinseco, ma sono proprio questi processi che rendono l'uomo diverso dalle altre specie:

Note

1 Bowlby J., Uno base sicura. 11 Mulino, Bologna, 1989, p. 19.
2 Bowlby J. Op.cit.p.20
3 Bowlby J. Cure materne e igiene mentale nel fanciullo Giunti-Barbera, Firenze, 1951.
4 1orenz IC, L'altra faccia dello specchio, Adelphi, Milano, 1970, p. 390.
5 Bowlby J., Attaccamento e perdita. voL 1: L'attaccamento alla madre, Boringhierh Torino, 1976: Bowlby 1.. Attaccamento e perdita, voi. LI: La separazione dalla madre, Boringhieri., Torino, 1978:
Bowlby L, Attaccamento e perdita, vol . II : La perdita della madre, Boringhieri, Torino,. 1983.
6 Bowlby J., Attaccamento e perdita, voI. Lt, ciL, pp. 452-453.
7 Ibidem.p.455.
8 Piaget J., L'e quilibrazione delle strutture cognitive, Boringhieri, Torino, 1981, p. 32.
9 Bowlby J., Attaccamento e perdita, voi. 1]. cit., p. 456.
10 Ibidem, pp. 456-457.
11 Ibidezn, pp. 259-260.
12 Ibidem p. 261.
13 Ibidem, pp. 261-262.
14 Bowlby I,. Aumaccametuo e perdita, voi, I, cit., p. 45.
15 Main M. e Goidwyn R., Adult attachment rating and classification system, manuale di valutazione inedito, Departznent of Psychology,
University ofCaliforna., Berkeley. 1989.
16 Bowlby J., Attaccamento e perdita. voi. 1, cit, p. 37.
17 Bertalanffy V.L, Teoria generale dei sistemi, Mondadori, Milano, 1983.
18 Prigogine I, La nuova alleanza, Longanesi. Milano, 1981.
19 Bowlby J., Attaccamento e perdita, voi. I. ciL, p. 82.
20 lbidem, p. 77.
21 lbidem, p. 89.
22 MiIler G.A., Gaianter E. e Pribram K.H.. Piani e struttura del comportamento, Franco Angeli. Milano, 1979.
23Bowlby J., Attaccamento e perdita, voi. I. cit., p. 106.
24 Jbidem, p. 106.
25 Maturana HR. e Varela FJ., Autopoiesi e cognizione: la realizzazione del vivente, Marsiiio, Padova, 1985. p. 25.
26 Bowlby .1.. Attaccamento e perdita, voi, i. eit., p. 107.
27 lbidem, p. 107.
28 Ìbidem, p. 108.
29 lbidem,p. 109.
30 lbidem p. 115.
31 lbi.detn.p. 117.
32 Ibidem,p. 128.
33 lbidem,p. 129.
34 Ibidem, p. 130.
35 lbidem,p. 151.
36 lbidem, p. 162.
37 lbidem, p. 163.
38 lbidem, pp. 163-164.
39 lbidem.p. 164.
40 Ibidem.p 165.
41 lbidem,p. 185.
42 lbidem..p. 193.
44 lbidem.p. 193.
45 lbidem.p. 194.
46 lbidem,p. 195.
47 lbidem, p. 196.
48 lbidem, p. 200.
'49 lbidem, p. 202.
50 ibidem p. 205.
51 Lorenz K, Der Kutmpen in dcr Umt'elt des Vogels, lii .ci. Orn. Ben.",
n. 83, 1935: trad ingl. in Instincive Behavior, a cura di C.H. Schiller,
international Universities Press, New York, 1957.
52 Bowlby 1., Attaccamento e perdita, voi. I, cit., p. 215.
53 'lbidem. '. 216.
54 lbidem. p. 216.
55 lbidem. p. 222.
56 Ibidem p.223
57 Ibidem p. 224
58 Ibidem p. 225.
59 Ibidem p.226
60 Ainsworth M.D.S. The development of infant .mother interaction among theGanda, in Determinants of infant Behavior, vol. II, a cura di B.M. Foss ,London. Wiley. New York 1963. -
61 Ainsworth. M.D.S.. lnfancy in Uganda: infant care ad the growth of attachntent. The Johns Hopkins Presas Baltimore (Md.). 1967.
62 Schaffer H.R.. e Ernerson P.E.. The development of social attachments in infancy. Monographs of the Society for Rescarch in Child Developmnent'.. 29. ser. n. 94, 1964.
63 Bowlby J., Attaccamento e perdita, vol. 1, cit, p. 249.
64 lbidem, p. 250.
65 Ainsworth M.D.S.. Blehar M.C.. Watcrs E. e Wali 5., Patterns of attacltment: A psychological study of the strange situation, Lawrence
Eribaum Associates Publishers, Hilsdale (NJ.). 1978.
66 MainM.,Metacognition. inAttachment in the preschool years :research and intentention, a cura di M.T. Greenberg, E). Cicchetti ed EM.
Cumings, The University of Chicago Press, 1990
67 Bowlby J., Attaccamento e perdita, Vol .I . cit.p.254
68 Ibidem p. 258
69 Ibidem p. 258
70 Ibidem p. 258
71 Ibidem p. 259
72 Ibidem p. 261
73 Ibidem p. 262
74 Ibidem p. 263
75 Schaffer H.R. e Emerson P.E., op.cit.
76 Bowlby J., Attaccamento e perdita . Vol.I, op.cit.p.265
77 Ibidem p. 267
78 Ibidem p. 268
79 Ibidem p. 418
80 Ibidem p. 419
81 Ibidem p. 419
82 Ibidem p. 421
83 Ibidem p. 423
84 Ibidem p. 423-424
85 Ibidem p. 426
86 Ibidem p. 426-427
87 Ibidem p. 427